Tavella Max2Lamezia Terme, 10 aprile 2015 - "Come è noto, a partire dal 1° gennaio 2015, gli studi professionali non possono più ricorrere alla Cassa integrazione in deroga, dopo che il decreto interministeriale n. 83473 del 1° agosto 2014, che ha ridisegnato l’intero apparato per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, li ha esplicitamente esclusi dal campo di applicazione dell’istituto".

Così, Massimiliano Tavella, presidente Confprofessioni Calabria. "Secondo la lettera del decreto, infatti, possono fare ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga solamente i soggetti giuridici qualificati come imprese ex art. 2082 c.c., includendo i piccoli imprenditori, gli artigiani e i piccoli commercianti, le cooperative sociali ed estromettendo gli studi professionali e le associazioni sindacali. La disposizione trova conferma nella circolare n. 19/2014 e nella nota n. 5425/2014, rilasciate da Ministero del lavoro, che definiscono gli aspetti applicativi del decreto. Il quadro sin qui descritto è però ora rivoluzionato dall’ordinanza n. 1108/2015 del Consiglio di Stato (allegata alla presente) che, accogliendo il ricorso di Confprofessioni, ha dichiarato l’illegittimità della restrittiva nozione di impresa proposta dal decreto, che non coincide con quella adottata dagli organi dell’Unione Europea, e riconosciuto la sussistenza di un danno potenziale a carico dei ricorrenti (periculum in mora). ”. Il dispositivo del Consiglio di Stato rappresenta per i professionisti un riconoscimento importante, soprattutto nella parte   in cui afferma che l’esecuzione dell’ordinanza impugnata comporterebbe automaticamente una “effettiva e grave compromissione dell’attività economica del comparto in questione e dei livelli occupazionali assicurati dagli Studi professionali potenzialmente interessati dalla norma in contestazione”. In ottemperanza all’ordinanza del Consiglio di Stato, il Ministero del lavoro con nota protocollo n. 40/0007518 del  25/03/2015 (allegata alla presente) ha rappresentato la necessità di dare “puntuale esecuzione a quanto disposto dal Consiglio di Stato, consentendo alla parte ricorrente, in attesa che il TAR si pronunci nel merito, l’accesso al trattamento di CIG in deroga” . Confprofessioni Calabria ha conseguentemente invitato la Regione Calabria, con propria comunicazione, a riammettere tempestivamente i dipendenti degli studi professionali calabresi alla Cassa integrazione in deroga, ponendo fine ad un provvedimento altamente discriminatorio che di fatto impedisce, in questo momento di crisi, il  ricorso ad uno strumento che potrebbe limitare di molto gli esuberi di personale negli studi professionali".

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