Fittante Costantino1Lamezia Terme, 21 novembre 2019 - Florindo Rubbettino, chiudendo ogni possibilità della sua candidatura a presidente della Regione, ha fotografato efficacemente la condizione del  centrosinistra calabrese. Ha affermato che “ il campo del centrosinistra è molto più diviso di quello che mi sarei aspettato”, se avesse accettato la candidatura dice che  sarebbe “stato coinvolto in una lotta dilaniante in cui non si vede volontà di ragionare superando divisioni  tra partiti e all’interno degli stessi  partiti”.

Peccato. Sarebbe  stata una  bella candidatura, di  un giovane e affermato  imprenditore, appartenente a pieno titoloalla parte sana e costruttiva della società calabrese.La motivazione di Rubbettino per il suo rifiuto non si può che condividere. Che cosa è il centrosinistra calabrese al quale si riferisce? Il Pd certo, Leu (compresa Sinistra italiana dalla quale mi sono dimesso) e poi? Queste forze politiche, salvo l’attività dentro le istituzioni (o meglio nei Palazzi del potere), quale attività svolgono e hanno svolto negli ultimi anni? Su quali problematiche hanno caratterizzato la loro funzione? Quale è stato ed è il loro rapporto con i cittadini, con il “popolo di sinistra”? Quale è stata la loro vita interna? Eppure le occasioni sono state molteplici: l’attività pervasiva della ‘ndrangheta, la condizione del sistema sanitario regionale, la precarietà dei sistemi  depurativi e dei rifiuti, la penalizzazione della Calabria in tutti i settori dell’intervento pubblico, i decreti sicurezza di Salvini, l’esodo dei giovani diplomati e laureati (una media di 3000 all’anno negli ultimo 5/7 anni), l’aumento della disoccupazione, un processo di invecchiamento della popolazione e lo svuotamento dei paesi collinari e montani, la scarsissima natalità, la scarsa qualità eprecarietà della P.A., ecc..Le cronache giornalistiche da anni ci rappresentano un Pd dilaniato da polemiche interne, da contrapposizioni, da dimissioni di organi e singoli dirigenti, da commissariamenti (il Pd della più grande città della Calabria, Reggio, è da anni commissariato), da adesioni a posizioni politiche (d’alemiani, renziane, zingarettiane ) e disinvolti repentini cambi, cause di fondo della crisi, di funzione più  che organizzativa, che lo investe e che lo vede perdente in occasione di elezioni locali o nazionali (Politiche-Europee). Dalle ultime elezioni politiche ad oggi, i consensi al Pd sono stati in rapida discesa: europee, comunali tra i quali Lamezia a fronte di una crescita esponenziale del M5S (poi drasticamente  ridotti alle Europee e ancor più alle Comunali di Lamezia) e della Lega. Leu è ferma ad una manciata di voti senza peso nelle vicende regionali e locali. Si aggiungano poi gli abbandoni. Consiglieri regionali o/e comunali, eletti con le liste del Pd che vanno altrove, qualcuno finanche a Fratelli d’Italia!  Per quanto ci è dato sapere, da lettori dei quotidiani, mai una seria analisi del perché si perde. Semmai la consolatoria motivazione dell’incomprensione o dei pregiudizi altrui, del “cambio di casacche”. Sommarie giustificazioni che servono per perpetuare quelle “lotte dilanianti” interne e continuare ad avere come orizzonti le scadenze elettorali, quindi lo sforzo dei singoli di posizionarsi per  concorrere. E la politica? Quella con la “P” maiuscola, latita.La grande Tina Anselmi, la prima donna ministro dell’Italia, affermava che bisogna costantemente “riscoprire la bellezza di una politica al servizio dell’uomo, perché la politica è passione, è studio, èsacrificio e impegno, è dialogo, è ricerca di intese per il bene comune, è rapporto democratico, è difesa delle istituzioni”. E’ in questa direzione che necessita procedere: “riscoprire la politica” come la intendevano la Anselmi e le tante personalità, dirigenti e militanti dei partiti di massa. So che qualcuno leggendo queste mie riflessioni, mi accuserà di volere fare il giudice. Ma non è così. I riferimenti sopratutto al Pd discendono dal fatto che è li che ci sono le radici del mio percorso politicoe istituzionale, la storia singola e collettiva di tanti come me. Ed è una sofferenza costatare che quelle storie si siano immotivatamente in gran parte disperse. Poi perché nutro una speranza: quella che il centrosinistra largo (Pd, Leu, Si, l’associazionismo civico democratico, i tanti corpi intermedi), tutti assieme vogliano voltare pagina, ragionare sulla realtà  calabrese e lametina, per trovare un terreno di incontro e definire un percorso di impegno comune sui tanti problemi che assillano la vita quotidiana delle persone, condizionano la democrazia e le istituzioni rappresentative locali e regionali, paralizzano l’attività di promozione economica e sociale della Calabria e di Lamezia.