Unione Mediterranea logoLamezia Terme, 6 giugno 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. In nessun posto del mondo esiste uno sbarramento elettorale del 15%. Il record appartiene alla Calabria dove i consiglieri regionali di maggioranza hanno provato a far entrare nel guinnes la nostra regione. Non essendoci riusciti con l’emanazione di buone leggi e con il governo della Calabria, la quale grazie a loro ha visto acuirsi il proprio stato di colonia interna della Repubblica Italiana, hanno pensato bene di mettersi in evidenza semplicemente per quello che sono: arroganti, antidemocratici, incompetenti, incostituzionali.

Perché la legge elettorale emanata il 3 giugno presenta palesi caratteri di incostituzionalità, con particolare riferimento allo sbarramento del 15%, che sfociano nella comicità pura. Il problema è che c’è poco da ridere: se questa è la classe politica che aspira a governare la Regione nei prossimi cinque anni, già figlia e poi orfana di un Governatore che ha portato sul lastrico la propria città e che ha finito di distruggere la sanità calabrese, i calabresi hanno solo da piangere. L'obiettivo di uno sbarramento triplicato rispetto alla legge precedente è chiaro: rendere più difficile ai calabresi liberi dallo schema destra/sinistra di avere una propria rappresentanza e di poter quindi esercitare il diritto civico di pungolo e di controllo. Unione Mediterranea annuncia che ricorrerà contro questa legge elettorale con tutti i mezzi consentiti dalle norme vigenti e che sarà al fianco di tutti i cittadini calabresi che non sopportano più queste vessazioni. In un momento di crisi economica profonda, con i sindaci che vendono i propri boschi per racimolare qualche soldo, con le compagnie petrolifere che sono pronte a trasformare l’Alto Ionio in una groviera di olio puzzolente, con le imprese che ci vogliono derubare delle nostre riserve naturali per produrre energia che non verrà utilizzata al Sud, è necessaria una svolta nella politica di questa regione, con l’abbattimento drastico di una classe politica che antepone gli interessi personali a quelli della gente e che quando si sente in difficoltà utilizza ogni mezzo, legale ed illegale, per conservare la poltrona del comando.

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