Gallippi CarmineCatanzaro, 19 febbraio 2014 - "Non faccio il dietrologo e quindi non mi avventuro nell'immaginare quello che c'è dietro le quinte. Di solito vedo e mi limito a vedere solo quello che c'è sul palcoscenico". Così, Carmine Gallippi dell'Associazione “Impegno Comune-Catanzaro 1461”.

"E sul palcoscenico di una situazione, che presenta ancora lo stallo più totale per Fondazione Campanella e Villa Sant'Anna - prosegue - vedo solo una sconfitta da parte della rappresentanze locali che non riescono a trovare le giuste soluzioni, le alternative e le certezze per dare finalmente sicurezza ai lavoratori. Persone che professionalmente sono il vanto del comune capoluogo e professionisti che con mille difficoltà economiche continuano a garantire il proprio supporto al settore sanitario regionale. E' certo che di tale stallo non se ne capisce proprio il motivo. E intanto, mentre da più parti si cerca di spiegare il perché ancora non sia arrivata dall'ufficio del commissario alla Sanità la firma per gli accreditamenti alle due strutture sanitarie calabresi e si continuano a cercare, forse nella palla della sibilla, gli attori colpevoli di una situazione che sta creando non pochi disagi a operatori, malati ed intere famiglie, che non posso che stare vicino alla delusione dei lavoratori, che rappresenta poi la rabbia di chi si sente sempre preso in giro, restano inermi difronte alla burocrazia e al silenzio che circonda il settore della sanità catanzarese. La disperazione inizia quindi a farla da padrona. Disperazione di chi si sente prigioniero di un'unica prospettiva che è oramai rappresentante dalla paura della precarietà, di andare tutti a casa. A questo punto - conclude Gallippi - è lecito chiedere a tutti gli attori protagonisti di queste vicende, dal presidente Scopelliti al Magnifico Rettore (per la Fondazione Campanella), al sindaco Abramo, ai sindacati, che hanno sempre interloquito nel tentativo di trovare una giusta soluzione al problema, di mettere al centro della loro battaglia amministrativa e politica la restituzione di quella parola che si chiama "lavoro" ai legittimi titolari, della sua dignità e della sua idea di futuro, nella speranza che nel più breve tempo possibile la stessa possa essere accompagnata dall’unico termine appropriato che è “stabilità”.

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