Chiaravalloti_GiuseppeCatanzaro, 9 aprile 2011 - La sola arringa difensiva nell'interesse di Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Giunta regionale calabrese, nonché legale rappresentante pro tempore del Commissariato straordinario per l'emergenza ambientale all'epoca dei fattu, si è tenuta ieri nel corso dell'udienza preliminare per i 35 indagati coinvolti nell'inchiesta “Poseidone”, su presunti illeciti che sarebbero stati commessi nel settore della depurazione in Calabria. L'avvocato Francesco Scalzi, difensore di Chiaravalloti, ha chiesto il proscioglimento del suo assistito sostenendo che mancherebbero le prove a sostegno delle contestazioni a suo carico - tra le quali compare l'associazione a delinquere – che comunque sarebbero del tutto infondate, e depositando una corposa memoria difensiva. Poi il giudice Maria Rosaria Di Girolamo ha rinviato, per il prosieguo delle arringhe, secondo il calendario che prevede udienza il 6, 13 e 16 maggio. Nel corso delle ultime due date saranno celebrati anche i giudizi abbreviati chiesti da Domenico Sodaro e Giovanni Angotti. L'inchiesta “Poseidone2 fu avviata nel 2005 dall'allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris. Nel 2007, dopo che la delega all'indagine fu revocata a De Magistris con quello che ha dato il via alle ben note vicende conclusesi con denunce e controdenunce all'autorità giudiziaria di Salerno, il caso passo' al collega Salvatore Curcio, fino ad arrivare, nel 2009 nelle mani del procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, che in 5 mesi l'ha portata a compimento con un avviso di conclusione delle indagini emesso a settembre 2009. Di gennaio 2010, infine, la richiesta di rinvio a giudizio per 39 persone (due posizioni sono state stralciate per difetti di notifiche, due persone hanno chiesto l'abbreviato, un indagato è  deceduto e gli altri proseguono secondo la normale udienza preliminare). Il 18 febbraio il procuratore aggiunto ha concluso la sua requisitoria in aula chiedendo il rinvio a giudizio di tutti gli indagati e per tutte le accuse mosse loro - complessivamente si va dall'associazione per delinquere alla concussione, alla falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d'ufficio -. Tra le persone coinvolte nel procedimento Domenico Antonio Basile, ex assessore all'Ambiente della Regione Calabria; Giovambattista Papello, ex responsabile unico del procedimento presso l'ufficio del commissario; diversi funzionari pubblici ed imprenditori.

 

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