Reggio_attentato_procuraReggio Calabria, 15 aprile 2011 - Alle prime ore di oggi agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo di Roma, hanno arrestato 4 persone responsabili degli attentati del 3 gennaio 2010 presso gli uffici della Procura generale della Repubblica di Reggio Calabria, il 26 agosto 2010 presso l'abitazione di Salvatore Di Landro, procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Reggio Calabria. Agli stessi viene inoltre contestata la responsabilità per l'atto intimidatorio consumato in pregiudizio di Giuseppe Pignatone, procuratore Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Reggio Calabria, quando fu rinvenuto un bazooka nei pressi del Ce.Dir., sede della procura della Repubblica. Tre dei quattro arrestati si trovavano già detenuti per reati associativi, il quarto è stato fermato nel capoluogo reggino. A tutti è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica Dda di Catanzaro. L'esecuzione di una delle tre ordinanze è stata delegata al Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Conferenza stampa alle 11,00 nella sala riunioni della questura di Reggio Calabria.

Parla il boss…

Uno dei destinatari del provvedimento restrittivo del gip del tribunale di Catanzaro sugli attentati ai giudici di Reggio Calabria è Antonino Lo Giudice, 53 anni, boss dell'omonima cosca pentitosi lo scorso anno. Gli altri due arrestati, peraltro gia' in carcere come il primo, sono Luciano Lo Giudice (37), fratello del collaboratore di giustizia, e Antonio Cortese, quarantotto anni. La quarta ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro, è un giovane di ventotto anni, che non sarebbe affiliato alla cosca. Si tratta dell'impiegato di un'azienda privata citta' dello Stretto che, nella vicenda, avrebbe aiutato Cortese. Il boss Lo Giudice, che al momento dell'avvio della collaborazione aveva confessato di essere il mandante degli attentati, aveva accusato anche il fratello Luciano e indicato Cortese come l'esecutore materiale dell'attentato contro la sede della Procura generale di Reggio Calabria del 2 gennaio del 2010. Gli altri attentati, addebitati alla cosca Lo Giudice, sono la bomba fatta esplodere nell'androne dell'abitazione del Procuratore generale Salvatore Di Landro il 26 agosto del 2010 e il ritrovamento del bazooka nei pressi del Cedir (Centro direzionale) dove sono ubicati gli uffici della Procura della Repubblica. Il ritrovamento dell'arma anticarro ( 5 ottobre dello scorso anno), che tuttavia non era efficiente perche' usata in precedenza, era stato preceduto da una telefonata di minacce nei confronti del Procuratore Giuseppe Pignatone. L'attività della Dda di Catanzaro, guidata dal Procuratore Vincenzo Lombardo, ha confermato quanto in precedenza il boss Antonino Lo Giudice aveva rivelato ai magistrati della distrettuale di Reggio Calabria.  Nel provvedimento del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Assunta Maiore, richiesto del capo della Direzione distrettuale antimafia Vincenzo Lombardo e dal sostituto Curcio, i fratelli Antonino e Luciano Lo Giudice e Antonio Cortese dovranno rispondere degli attentati dinamitardi ai danni della sede della Procura generale, dell'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Lando e dell'intimidazione al procuratore e capo della Dda Giuseppe Pignatone. Vincenzo Puntorieri, invece, è indagato solo per gli attentati del 3 gennaio 2010 contro il portone d'ingresso della Procura generale e del 25 agosto dello stesso anno contro l'abitazione di Di Landro. A questi due gravi fatti seguì il 5 ottobre dello scorso anno il ritrovamento di un bazooka nelle vicinanze della sede della Dda.

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