Tribunale_Cz_nuovo2Catanzaro, 20 maggio 2011 - Dopo le richieste di condanna avanzate lo scorso 13 maggio, dal procuratore aggiunto di Catanzaro, oggi è stata la volta dei difensori nell’ambito dei giudizi abbreviati chiesti da due imputati coinvolti nell’inchiesta “Poseidone”, su presunti illeciti che sarebbero stati commessi nel settore della depurazione in Calabria. Gli avvocati Aldo Casalinuovo e Domenico Colaci, che difendono rispettivamente l'ingegnere Giovanni Angotti - componente della commissione aggiudicatrice per l'affidamento dell'appalto per un nuovo impianto di depurazione nel comune di Catanzaro, 77 anni, di Colosimi nel Cosentino, il primo, e Domenico Sodaro, 47 anni, di Vibo Valentia, il secondo, hanno chiesto l'assoluzione dei loro assistiti secondo la formula “perché il fatto non sussiste”, sostenendo l'assoluta estraneità dei due imputati rispetto ai fatti contestati. Il pm Giuseppe Borrelli, alla scorsa udienza, aveva chiesto una condanna ad un anno di reclusione per Angotti, ed una a nove mesi di reclusione per Sodaro. La sentenza rispetto agli abbreviati del giudice dell'udienza preliminare, Maria Rosaria Di Girolamo, è attesa per giorno 3 giugno, assieme alla decisione relativa alla richiesta dirinvio a giudizio fatta per gli altri 35 indagati, i cui difensori continueranno a discutere anche giorno 27 maggio. L'inchiesta “Poseidone” fu avviata nel 2005 dall'allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris. Nel 2007, dopo che la delega all'indagine fu revocata a De Magistris con quello che ha dato il via alle ben note vicende conclusesi con denunce e controdenunce all'autorità giudiziaria di Salerno, il caso passò al collega Salvatore Curcio, fino ad arrivare, nel 2009 nelle mani del procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, che in 5 mesi la portò a compimento con un avviso di conclusione delle indagini emesso a settembre 2009. Di gennaio 2010, infine, la richiesta di rinvio a giudizio per 39 persone (due posizioni sono state stralciate per difetti di notifiche, due persone hanno chiesto l'abbreviato, un indagato è deceduto e gli altri proseguono secondo la normale udienza preliminare). Le accuse complessivamente contestate vanno dall'associazione per delinquere alla concussione, alla falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, favoreggiamento personale, truffa, tentata turbata libertà degli incanti, abuso d'ufficio. Tra le persone coinvolte nel procedimento Giuseppe Chiaravalloti, ex presidente della Giunta regionale calabrese, nonché legale rappresentante pro tempore del Commissariato straordinario per l'emergenza ambientale; Domenico Antonio Basile, ex assessore all'Ambiente della Regione Calabria; Giovambattista Papello, ex responsabile unico del procedimento presso l'ufficio del commissario; diversi funzionari pubblici e imprenditori.

 

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