Catanzaro, 1 giugno 2011 – Riceviamo e pubblichiamo. Se vogliamo davvero fare una analisi seria e corretta dell’esito del voto dei ballottaggi serve soprattutto soffermarsi sui due elementi essenziali che emergono. Uno è il considerevole calo dell’affluenza alle urne che denota un aumento della disaffezione verso la politica. L’altro dato è il segnale chiaro degli elettori di voglia di cambiamento, slegata da ideologie, da appartenenze e dai partiti politici per come sono oggi. In tutto questo quadro complessivo, emblematicamente rappresentato da Milano e Napoli, ma non solo, emerge che si è ormai alla fine di una fase politica, quella del “berlusconismo”, e si deve puntare decisamente a realizzare una fase nuova mirata ad una maggior cura degli interessi generali e complessivi del Paese. Son venuti fuori da queste elezioni amministrative e in particolare dal turno di ballottaggio segnali chiari ed inequivocabili di stanchezza, di delusione e di voglia di nuovo che non è necessariamente legata a fattori anagrafici o generazionali. La gente è stanca di un modo personalistico di concepire la politica e le istituzioni. E’ delusa di metodi arroganti, delle logiche perverse che han fatto prevalere negli ultimi 15-20 anni la rincorsa agli obiettivi e ai profitti politici personali. Serve rivedere, riscoprire da parte di tutte le forze, di tutti gli schieramenti politici i metodi della buona politica, la necessaria sensibilità verso i problemi, il principio autentico di responsabilità. Si è vero!!! Fine del “berlusconismo”, ma non sarà facile ne di breve durata il percorso per soppiantare questo fenomeno con una fase di politica autentica, di una politica non gridata ma ragionata. Purtroppo è un’ epidemia che ha diffusamente contagiato la classe dirigente del Paese facendo crescere tanti “piccoli berlusconini” del “mo ci penso mi”, dei “capetti” e di un modo di intendere e connotare la politica con gestioni personalistiche dei partiti. I partiti “ad personam” di cui ormai la gente ha ampiamente preso atto e han superato ogni limite di accettazione da parte di chi non vuol mettere la propria mente al macero, di chi vuol salvaguardare la propria storia e la propria dignità. E per tornare ai ballottaggi, in Calabria, a primo acchitto potrebbe sembrare un’isola felice della disfatta del centro destra berlusconiano, ma forse non è proprio così, forse non è il caso di enfatizzare più di tanto talune vittorie. A Crotone si è perso pesantemente, anche se era una sconfitta già scritta forse perché, fra l’altro, conseguenza di poco consenso su una scelta imposta. Cosa diversa a Cosenza dove si è vinto, sia pure di misura, ma comunque perché Mario Occhiuto ha rappresentato una ventata di novità, perché visto come un personaggio nuovo che metteva al servizio della sua comunità una professionalità di chiara fama. Non so se egualmente si sarebbe vinto se ci fosse stato un altro candidato, magari espressione del Pdl, o se la sinistra non si fosse “sparpagliata”. La Provincia di Reggio si è vinto pure, ma ci mancava pure che non si vincesse nella provincia del Governatore calabrese ad un anno della grande vittoria regionale. Oggi una profonda riflessione deve appartenersi a tutto il personale politico ed anche del mio partito ed anche in Calabria; lo si deve ad un partito ed ai suoi aderenti che militano con sacrificio ed onore nel nostro partito senza nessun ritorno se non quello degli ideali, dei valori e dell’appartenenza; riflessione che sarà necessaria assolutamente sul futuro operativo dell’Udc e del Terzo Polo in Calabria e nel Paese inaugurando una stagione di scelte omogenee, coraggiose e irradianti ottimismo sul futuro dei giovani e delle famiglie.
Vito Bordino, Udc