Finanza_auto_agenteCatanzaro, 23 giugno 2011 – Ancora una vasta operazione contro il malaffare. Diciotto persone sono state arrestate nel corso di un’operazione antidroga effettuata dai Gico della Guardia di finanza di Catanzaro sotto le direttive della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo calabrese. Gli arresti sono stati eseguiti, oltre che in Calabria, anche nel Lazio, Lombardia, Veneto, Campania e Germania. Gli indagati per cui la Dda aveva chiesto l'arresto al Gip distrettuale sono complessivamente 32. Il giudice delle indagini preliminari ha però accolto la richiesta di custodia cautelare solo per 18 persone e disposto la detenzione in carcere per 17 di questi e i domiciliari per uno solo.  Secondo quanto si è appreso le cosche della Piana di Gioia Tauro gestivano un vasto traffico di sostanze stupefacenti che dalla Calabria raggiungevano altre regioni italiane e la Germania, dove sono stati effettuati alcuni degli arresti.

Altri particolari e gli arrestati

Sono 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla guardia di finanza sulle 18 emesse dal gip di Reggio Calabria nell'ambito dell'operazione "Panama" contro un gruppo di narcotrafficanti legati alla cosca Piromalli-Molé di Gioia Tauro. Si tratta di Michele Ringo Albanese, di 45 anni, residente a Rosarno; Stefano Bertoni (34), residente a Roma; Giovanna Calciano (49) residente a Canosa di Puglia (Bari); Rocco Careri (33), residente a Rizziconi; Vincenzo Careri (52), residente a Rosarno; Marco Facchineri (28), residente a Latina, posto agli arresti domiciliari; Renato Fontaine (56), residente a Marano (Napoli); Giuseppe La Versa (68), residente a Peschiera del Garda (Verona); Antonio Maiuri (63), residente a Vibo Valentia; Sebastiano Mangò (40), residente a Rosarno; Francesco Marafioti (47), residente ad Oppido Mamertina; Gaetano Maugeri, alias "marco", (43), residente a Granarolo dell'Emilia (Bologna); Agostino Napoli (33), residente a Sommacampagna (Verona); Erika Napoli (36), residente a Bussolengo (Verona); Saverio Palumbo (46), residente a Canosa di Puglia (Bari); Francesco Reitano (44), residente a Rosarno; Francesco Urso (64) e Antonio Urso (40), originari di Ceglie Messapica (Brindisi) ma residenti in Germania. Avevano organizzato tutto nei minimi particolari, con il traffico internazionale di cocaina che utilizzava i trasporti di frutta esotica per fare giungere lo stupefacente in Italia. E per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine, i vertici dell'organizzazione sgominata dalla Guardia di finanza con diciotto arresti utilizzava messaggi in codice anche per scambiarsi i numeri di telefono. Così i numeri venivano abbinati a "patate", una parola in codice che corrispondeva a un numero fisso, al quale poi si aggiungeva un numero per ottenere il risultato corretto. “Quello delle patate più due2, dice un indagato nel corso di una conversazione intercettata dalle Fiamme gialle, proseguendo per tutta la composizione del numero di telefono. Altra terminologia prevedeva una parola di base diversa: “Lo stradone del vichingo più, poi lo stradone delle scuole, poi lo stradone del batti lamiera”, dice un indagato in un'altra intercettazione. Anche in questo caso ad ogni parola corrispondeva un numero. Alla fine la rassicurazione che tutto era stato compreso: "Fammi uno squillo per vedere se l'hai scritto giusto... solo uno squillo, che non rispondo". Un metodo che non è servito, comunque, ad evitare le maglie della Guardia di finanza che con l'operazione "Panama 2005" ha interrotto il flusso di cocaina organizzato dalla banda.

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