Tribunale_procura_MilanoCatanzaro, 11 settembre 2012 - I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito 37 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di un'operazione, denominata "Ulisse" contro clan della 'Ndrangheta in Lombardia. I provvedimenti, emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Milano, riguardano i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini sono originate dagli approfondimenti di un'altra operazione contro l'associazione mafiosa denominata "Crimine" e, secondo gli investigatori, hanno consentito di documentare le dinamiche criminali delle proiezioni extraregionali della 'ndrangheta in Lombardia. Nell'operazione sono state eseguite perquisizioni e arresti anche nei comuni di Cesano Maderno, Desio, Giussano e Seregno. I soggetti coinvolti in dibattimento hanno negato di essere vittime della 'ndrangheta, ma l'inchiesta, che ha portato a 37 ordinanze di custodia cautelare a carico di presunti affiliati, ha fatto emergere che, invece, hanno dovuto pagare "mazzette" all'organizzazione criminale. Le "bugie" degli imprenditori sono state sottolineate da uno dei titolari dell'indagine, il pm Alessandra Dolci: "Nel processo "Crimine", hanno negato di avere pagato alcunche' alle cosche. Ora i tre collaboratori, Belnome, Panajia e Cappello, dicono che le mazzette, anche di 400mila-500 mila euro, sono state pagate. Sono curiosa di vedere ora cosa diranno questi imprenditori. Senza la collaborazione dei cittadini queste indagini diventano difficoltose. C'e' una convenzione delle organizzazioni imprenditoriali di rivolgersi alla criminalita' invece che allo Stato - aggiunge Dolci - non dico che sono pessimista, ma fino a quando la classe imprenditoriale non capira'...". Dall'indagine sono emersi diversi atti d'intimidazione ai danni degli imprenditori, tra cui l'estorsione di danni di una concessionaria di auto, a Giussano, che ha portato la vittima a versare 500mila euro ai suoi aguzzini, dopo telefonate minatorie e attentati incendiari.  Nell'abitazione lombarda di Antonio Stagno "è stato rinvenuto un bunker simile a quelli che vediamo a San Luca o a Platì, che si apriva col telecomando ed aveva una parete mobile". Ad affermarlo è il pm Alessandro Dolci, una dei titolari dell'inchiesta che ha portato al nuovo blitz contro la 'ndrangheta in Lombardia. Stagno è una delle 37 persone destinatarie di un'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Andrea Ghinetti. Continua ad esserci scarsa collaborazione da parte degli imprenditori lombardi nella lotta alla 'ndrangheta. A rilevarlo, come già aveva fatto in passato, è il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, intervenendo alla conferenza stampa sull'operazione che ha portato all'emissione di 37 ordinanze di custodia cautelare a carico di presunti affiliati all'organizzazione criminale. Quello degli imprenditori vittime di estorsioni e intimidazioni è "un dato inquietante che permane - afferma Boccassini - sin quando la classe imprenditoriale non capira' che stare con lo Stato e' più pagante che stare con l'antiStato".

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