Lamezia Terme, 19 maggio 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. Sembra per lo meno surreale, dopo tre anni di commissariamento, cercare di dare un’accelerata alla celebrazione del congresso Pd in Calabria. Crediamo, infatti, che aspettare tre mesi non cambierà la sorte di un partito che, nella nostra regione, forse non è mai nato.
Le tante risorse che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia del centrosinistra calabrese non sono riuscite ad interpretare i bisogni di una popolazione che vive ai margini dello sviluppo nazionale e che aveva, e ha, bisogno di un progetto lungimirante che alcuni nomi nobili del passato avevano intrapreso. Ha prevalso, invero, la posizione dei singoli e l’interesse immediato. Nessuna strategia: ci si è affidati a slogan ed a uomini del momento, approfittando, cinicamente, ancora una volta, dei bisogni e delle aspettative del popolo calabrese. Ancora una volta, stiamo assistendo agli accordi fra correnti ed alle vecchie alchimie, un conservazione autolesionista di un modello obsoleto, di una pratica scellerata, che ha fallito ovunque, alle consultazioni regionali come a quelle nazionali, per non parlare delle amministrazioni delle grandi città. Il futuro congresso regionale dovrà invece rappresentare la proposta politica alternativa alla disastrosa esperienza del centrodestra, personificata dal quel suo “uomo forte”, il governatore Scopelliti che, al di là degli annunci e delle parate, sta sferrando gli ultimi colpi mortali alla già debole economia calabrese. Serve una proposta chiara e netta, fondata su pochi punti, una proposta politica che coinvolga e vada al di là del recinto del centrosinistra in senso stretto: infrastrutture di comunicazione, infrastrutture digitali; politiche culturali che marginalizzino il pervasivo fenomeno ‘ndranghetista e affarista; un piano occupazionale che sia mirato allo sviluppo delle vocazioni del territorio regionale; un turismo vero e nelle sue diverse espressioni: mare, beni archeologici, montagna; una politica ambientale che recuperi il degrado e conservi lo strato sociale abitativo; lo sviluppo di un’agricoltura innovativa e di qualità. Nella sostanza, chiediamo che si cominci a discutere di contenuti e non di organigrammi e cooptazioni che, da qualunque parte provengano, non rappresentano sicuramente nessuna novità. Il congresso deve però arrivare alla fine di questo processo, non deve essere propedeutico ed attuato con logiche e metodi che determinerebbero lo sfacelo di quanto resta di questo partito. Noi riteniamo, pertanto, che il Congresso Regionale debba seguire quello nazionale, per rappresentare la svolta, sia nei contenuti che nella guida. Chiediamo un Congresso lontano dalla logica dalle tessere e basato sulla partecipazione più ampia possibile, che coinvolga nuovi soggetti, sia individuali che associativi, che siano il più vicini possibile ai territori che rappresentano. Un congresso aperto a tutti i cittadini e non solo ai tesserati, così come dovranno essere quelli provinciali e di circolo. Questo deve volere e realizzare il Pd Calabria, se davvero si vuole favorire il più ampio e reale processo di partecipazione democratica, per creare le basi di un nuovo progetto per la Calabria, alternativo a questo centrodestra populista, inconcludente e inconsistente.
PER I COMITATI RENZIANI DEL LAMETINO
Francesco Muraca
Vittorio Paola
Francesco Cortellaro
Antonino Costantino
Pino Rocchi
Peppe Folino