Lamezia Terme, 1 settembre 2015 - La triste vicenda della retrocessione della Vigor Lamezia, coinvolta nell'inchiesta Dirty Soccer, man mano che passano i giorni assume i contorni di un vero e proprio "dramma sportivo" per una città che in 95 anni di storia non era mai stata al centro di scandali calcistici. Una storia amara, assurda e difficile da metabolizzare.
Dopo 66 anni dall'ultima apparizione in serie C, la squadra biancoverde era riuscita ad approdare in quella nuova Lega Pro unica dalla quale gettare le basi per presenze stabili fra i professionisti. "Ci assesteremo per qualche anno in Lega Pro e poi punteremo alla serie B". Invece, dalle belle e speranzose parole dei dirigenti, nel giro di un anno la Vigor si trova ora declassata in serie D, ovvero nell'inferno del dilettantismo. Tifosi esasperati, delusi, traditi. Città macchiata da un'onta senza precedenti. Chi, come il sottoscritto, andava in gradinata fin dagli '70 a seguire gare in Promozione o serie D, puo' capire la delusione della tifoseria. Chi ha ancora impressa nella memoria quella mitica formazione: Rulli, Spadaro, Bilotta, Cumbo (Pulice), Parente, Tosi, Sernagiotto, Di Cello, Spelta, Mauro e Greco (che nel '78 regalò l'allora C2) non può non stigmatizzare cotanta caduta rovinosa. Potrei parlare di tante Vigor, citare formazioni con giocatori che hanno calcato campi di serie A fino alle Nazionali, mi limito a citare i due attaccanti che certamente hanno lasciato il segno più di tutti e che i tifosi della Vigor non finiranno mai di rimpiangere: Castillo e Mancosu. Quest'ultimo protagonista oggi in A col Bologna. Ebbene, tutto ciò per sottolineare con forza che per Lamezia, la Vigor è un patrimonio importante ed ha sempre rappresentato un punto di riferimento non solo sportivo. Oggi la città è attonita, inorridita, disgustata e questa vicenda apre un dibattito più ampio sulla sua classe dirigente, su chi si erge a guidare i processi di cambiamento e l'economia di un territorio. La città si interroga per esempio sul perché intorno alla Sacal, la Società che gestisce l'aeroporto lametino, sia stata avviata un'inchiesta; si interroga su come saranno gestiti circa 600milioni di euro (un'enormità!) che serviranno per fare di Lamezia una vasta area intermodale (elaborata dal ministero dei Trasporti) tra le più importanti del Paese, dotata di una nuova aerostazione che sarà collegata direttamente alla stazione ferroviaria e "accessoriata" con innesto diretto all'autostrada A3. Insomma, un progetto faraonico che attira di sicuro grandi interessi. La città si interroga sul potere contrattuale che non ha! Su un aeroporto che la politica lametina ha sempre "barattato" per qualche poltroncina. E così, via via per tutto il resto, da un'area industriale senza grandi fabbriche, ai dinieghi per chi voleva investire, fino al conseguente disastro finanziario del Comune. A Lamezia non ci sono mai state grandi menti, grandi politici, solo mezze calzette, asservite a Catanzaro, Cosenza o Reggio. E così quella che era la "Brasilia" calabrese pensata da Perugini, vive in uno stato comatoso. Il calcio, per tornare al tema iniziale, come sosteneva Pasolini "è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo". Ogni squadra rappresenta un'identità storica e sociale, un motivo d'orgoglio e di appartenenza in un mondo privo di ideali e sentimenti veri. Quanto accaduto alla Vigor, probabilmente, è la diretta conseguenza della pochezza della classe dirigente cittadina.