Lamezia Terme, 12 novembre 2015 - Riceviamo e pubblichaimo. Stamani, in molte scuole, girava voce circa l'intenzione del Comune di Lamezia Terme di non garantire, a partire da lunedì 16 novembre 2015, il pasto a coloro che, entro quella data, non avranno provveduto a consegnare i buoni per i pasti già consumati. Come tutti sanno, si è partiti, agli inizi di ottobre, con un comunicato dell'assessore alle Politiche sociali che annunciava l'introduzione del sistema informatico per la gestione dei dati relativi all'accreditamento dei pasti ad ogni utente.
Ma, al di là delle modalità di gestione, nessun accenno all'aumento del ticket, che tanto disagio ha prodotto, e come si vede, continua a produrre, in buona parte dell'utenza, costretta a "ricamare" sugli spiccioli per tenere a bada, ogni giorno, i propri conti. Inoltre, se da lunedì in poi ci saranno bambini che consumeranno il pasto a scuola ed altri che andranno a casa, non sarà più possibile dare senso all'esperienza dell'alimentazione conviviale come percorso di socializzazione tra pari e di valorizzazione del rapporto con gli adulti. Non sarà più possibile considerare la mensa scolastica come opportunità di sviluppo del senso critico del bambino e come rottura dello stile monocorde del rapporto asimmetrico tra chi insegna e chi impara. Consapevole di ciò, e preoccupato dell'eventuale rottura del rapporto inscindibile tra finalità educative e garanzia dell'equità sociale, in un recente intervento sulla stampa online, avevo definito paradossale che il pasto venisse negato a chi non riesce a pagare la retta e, al contempo, enormi quantità di cibo finiscono nei rifiuti. Ripropongo, a chi ha il delicato compito di decidere, i termini di questa mia riflessione sulla valenza etica di un'operazione che consente, da un lato di buttare il cibo e, dall’altro, di negarlo a chi ne ha bisogno.
Fiore Isabella
Insegnante Scuola Primaria