Lamezia Terme, 10 agosto 2016 - Beni mobili ed immobili per circa 200 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del Noe e del Comando provinciale di Catanzaro all'imprenditore Salvatore Mazzei, di 60 anni, di Lamezia Terme.
Il provvedimento di sequestro è stato emesso dall'ufficio misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura del capoluogo dopo la trasmissione, da parte della Cassazione che ha dichiarato l'incompetenza funzionale della Procura di Lamezia Terme, del procedimento di sequestro e successiva confisca effettuate nel 2011 da parte del Tribunale di Catanzaro e confermate in appello nel 2012 dalla Corte di Appello del capoluogo calabrese. L’indagine, avviata nella primavera del 2011 da parte dei carabinieri del Noe, inizialmente per attività finalizzate a violazioni di matrice ambientale, consentiva, in progressione, di accertare l’inserimento del Mazzei all’interno di strutture criminali di ‘ndrangheta i cui esiti venivano riferiti alla Procura di Lamezia che inoltrava al Tribunale di Catanzaro richiesta di sequestri beni, in relazione alla normativa antimafia.I sigilli sono stati apposti a 26 società, 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreni, 29 veicoli, cinque auto; dieci macchine per cantieri e un motociclo. (Ansa)
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"Nessuna intraneità ad ambienti criminali"
"Preso atto dei contenuti degli articoli aventi ad oggetto la richiesta di confisca beni, avanzata nei confronti di mio padre Salvatore Mazzei, occorre precisare che la ritenuta vicinanza o addirittura intraneità ad ambienti criminali è stata perentoriamente esclusa da una sentenza assolutoria per insussistenza del fatto passata in giudicato fin dal primo grado, non essendo mai stata impugnata dalla DDA di Catanzaro. Tanto è d'uopo evidenziare rimettendosi nel resto a quanto verrà discusso davanti alle autorità competenti".
Avv. Stefania Mazzei