Lamezia Terme, 15 settembre 2016 - “In Calabria, su 32 logge 28 sono controllate dalla ‘ndrangheta”. Questa lasconcertante dichiarazione resa a marzo del 2014, nell’ambito dell’inchiesta MammaSantissima, ai magistrati dal professore Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro delGrande Oriente d’Italia. “Ettore Loizzo, ingegnere di Cosenza, mio vice nel Goi, -affermava due anni fa Di Bernardo - nel corso di una riunione della Giunta, che ioindissi con urgenza nel 1993 dopo l’inizio dell’indagine del dottor Cordova sullamassoneria, a mia precisa richiesta, disse che poteva affermare con certezza che in Calabria, su 32 logge, 28 erano controllate dalla 'ndrangheta”. Così, una nota del Meetup 5 Stelle di Lamezia Terme.
"Recentemente anche il pentito Cosimo Virgilio nei suoi interrogatori ha a lungo parlato dei rapporti tra 'ndrangheta e massoneria. Di quel mondo di mezzo in cui le due entità si mischiano fino a diventare un'unica cosa con tutte le prevedibili conseguenze del caso a livello di possibili infiltrazioni negli enti locali, oltre che nazionali. Fermo restando che per noi Meetup 5 Stelle Lamezia Amici di Beppe Grillo già la “massoneria pura” rappresenta di per se qualcosa di estremamente negativo e deleterio, tant’è che chi si candida con il Movimento 5 Stelle deve sottoscrivere un’autodichiarazione con la quale garantisce di non essere massone (pena l’obbligo di immediate dimissioni qualora dovesse successivamente emergere il contrario), ci sembra doveroso pretendere dalla nostra Amministrazione Comunale la massima trasparenza. Pertanto, chiediamo al Sindaco Paolo Mascaro,ai Consiglieri, alla Giunta ed a chiunque ricopra un incarico pubblico, come il Presidente ed il Vicepresidente della Multiservizi, una dichiarazione di non appartenere ad alcuna associazione, consorteria, loggia massonica, lobby, o altro circolo di tipo occulto. Il Consiglio di Stato ha stabilito, d’altronde, che è legittima una legge regionale che impone ad un soggetto l’obbligo di comunicare l’appartenenza ad una loggia massonica ai fini del conferimento di un incarico pubblico. Con la sentenza n.5881 del 6 ottobre 2003 i giudici di Palazzo Spada affermano che tale obbligo non viola il diritto di riservatezza in quanto è correlato alla particolare posizione funzionale rivestita dal soggetto designato o nominato ad una pubblica funzione, ed è giustificato da preminenti interessi pubblici e generali direttamente assistiti da garanzia costituzionale. Nella motivazione della sentenza, il giudice amministrativo precisa, inoltre, che il diritto alla riservatezza, pur integrando un aspetto di non secondaria rilevanza della proiezione della persona, non è un valore assoluto che trova diretta tutela nella Carta costituzionale vigente come bene primario ed inviolabile, ed è perciò destinato a soccombere di fronte al principio di buon andamento dell’amministrazione, postulato a livello costituzionale dell’art. 97".