Panoramica Lam100Lamezia Terme, 23 novembre 2017 - E sono tre. Terzo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia Terme per infiltrazioni mafiose, dopo quelli del 1991 e del 2002. Un triste e desolante primato che arriva dopo l'accesso della Commissione nominata dal prefetto e il successivo iter, arrivato fino al tavolo del ministro dell'Interno, da questi al Consiglio dei ministri e via fino al decreto che firmerà il Presidente della Repubblica.

Uno scioglimento che arriva da lontano. Dalla campagna elettorale del 2015, segnata da arresti che hanno riguardato alcuni candidati nelle liste di sostegno al sindaco Mascaro; da un'inchiesta successiva che ha interessato il padre del presidente del Consiglio comunale, fino ad arrivare all'operazione Crisalide del maggio 2017 contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri con il coinvolgimento, a vario titolo, di alcuni consiglieri presenti nell'ordinanza della Dda di Catanzaro. Dalle continue dimissioni di assessori, consiglieri, rappresentanti nelle Partecipate, coinvolti in indagini giudiziarie. Fino a giungere al contenuto posto alla base delle motivazioni che hanno accertato le infiltrazioni della criminalità e che presto sarà reso noto.
Di cosa dovremmo parlare o scrivere? Una città umiliata ancora un volta da personaggi improvvisati che dei "fondamentali" dellla politica, nemmeno l'ombra. Lamezia, capitale di scioglimenti per mafia. Una classe dirigente, quella lametina, che già in altre occasioni non abbiamo esitato a definire "corrotta e senza ritegno". Una città tradita e in balia di "colletti bianchi" riconoscibili e che continuano a governare indisturbati con l'aiuto degli "amici" degli "amici" e grazie al connubio perverso, politica-mafia-massoneria che pure esiste ma si fa finta di non vedere. Professionisti "stimati" che chiedono i voti alle cosche! Quel connubio che il buon Gratteri cerca di sradicare perché e lì che si annida il malaffare, in quella borghesia perbenista che inganna e "uccide" la speranza, collusa con la mafia. Lamezia, la città del duplice omicidio dei coniugi Aversa ancora avvolto da lati oscuri e del barbaro delitto dei netturbini, Cristiano e Tramonte, assassinati dalla mafia e vittime innocenti dei loschi affari per il controllo sulla raccolta rifiuti. Un'esecuzione spietata ad oggi ancora impunita. Ma di cosa parliamo? Di una città che grida allo "scandalo", a "complotti" improbabili e che invece dovrebbe porsi in "modalità silenziosa", riflettere e poi saper scegliere senza condizionamenti. Lamezia e anche la città del Festival antimafia Trame che evidentemente non riesce a scalfire nulla, se non - e per soli 4/5 giorni l'anno - parlare di un fenomeno, senza intaccarlo minimamente per poi ripiombare nell'oblio dell'esistente senza scuotere fino in fondo la coscienza dei cittadini. I dibattiti a Trame spesso lasciano il tempo che trovano e, come accaduto nell'ultima edizione, in pieno accesso antimafia al Comune, non aver parlato del libro "Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri", è stato come nel 1967 mandare in finale a Sanremo "Io tu e le rose" ed escludere "Ciao amore ciao". Brano dalle profonde tematiche sociali, preferito alle canzonette di moda dell'epoca. Una città che preferisce voltarsi dall'altra parte e far finta di niente. Abbandonata ad un destino cinico e baro.