Comune 300Lamezia Terme, 15 dicembre 2017 - Si conoscono i primi "passaggi" della relazione inviata dal ministro dell'Interno, Marco Minniti al Presidente della Repubblica, che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia Terme per mafia.

“Fonti tecniche di prova hanno attestato - si legge nella relazione di Minniti - come la campagna elettorale per il rinnovo degli organi elettivi sia stata caratterizzata da un’illecita acquisizione dei voti che ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare”. Minniti afferma anche che la relazione del prefetto alla luce dell’accesso antimafia effettua un “raffronto tra le risultanze dell’accesso attuale e quelle che diedero luogo agli scioglimenti per infiltrazioni nel 1991 e nel 2002 rinvenendo, in assoluta continuità, la persistenza delle medesime dinamiche collusive e dell’operatività degli stessi personaggi di spicco delle organizzazioni criminali dominanti in quel territorio”. Sempre nella relazione si afferma che “ulteriore rilevante elemento che evidenzia un contesto ambientale compromesso è rappresentato dalla sussistenza di cointeressenze, frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti sia dell’organo esecutivo che di quello consiliare con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata”. La relazione del prefetto citata da Minniti fa riferimento alla posizione del sindaco Paolo Mascaro, eletto a capo di una coalizione di centrodestra, e del suo vice, entrambi avvocati, che, eletti nel maggio 2015, sino ai primi mesi del 2016 “hanno assunto, contemporaneamente, la veste di difensori di fiducia di esponenti di massima rilevanza delle cosche e di loro sodali e quella di organi di vertice dell’Amministrazione comunale". La rinuncia all’incarico di difensori, si fa presente nella relazione, è giunta “solo a marzo e maggio 2016, a seguito della costituzione di parte civile del Comune nei processi” e “il mandato conferito al sindaco è stato assunto da altro professionista in stretti rapporti di affinità con il primo cittadino". E' emerso, altresì, “un diffuso quadro di illegalità, in diversi settori dell’ente che, unitamente ad un generale disordine amministrativo , si sono rilevati funzionali al mantenimento di assetti predeterminati con soggetti organici o contigui alle organizzazioni criminali egemoni e al conseguenziale sviamento dell’attività di gestione dai principi di legalità e buon andamento”. Preso in esame anche l’affidamento per 15 anni di un bene confiscato ad una  cooperativa “pressoché inattiva perché sottoposta ad indagini per indebite percezioni di erogazioni pubbliche” e con due dei soci “gravati da pregiudizi penali ed uno di loro riconducibile ad esponenti della criminalità“; dell’esistenza di “un vero e  proprio "sistema" nel settore dei lavori pubblici “che consente di aggiudicare  appalti sempre alle medesime ditte”; di irregolarità nell’affidamento del servizio  mensa scolastica ed in quello sul verde pubblico.