Lamezia Terme, 7 luglio 2018 - L'operaio di 56 anni F.M. di Lamezia Terme è morto nella notte all’ospedale di Pugliese Ciaccio di Catanzaro dove era stato ricoverato dopo la caduta da un’impalcatura durante alcuni lavori di ristrutturazione di un’abitazione. Come già ricordato, sull’episodio indagano i carabinieri.
“Purtroppo - ha dichiarato Igor Colombo di Azione identitaria - ancora una volta nella nostra già martoriata terra ci tocca fare i conti con l’ennesimo incidente sul lavoro, e l’ultimo ha visto coinvolto un operaio lametino. Qualche anno fa - ricorda Colombo - proprio nella città di Lamezia Terme, abbiamo affisso dei manifesti davanti alle tre principali sigle sindacali, Cgil-Cisl-Uil, accusando le stesse organizzazioni di essere sempre state, nei confronti dei governi liberal-capitalisti che si sono succeduti in Italia, troppo morbide ed accondiscendenti. I sindacati si sono macchiati del gravissimo peccato di negligenza nei confronti degli stessi lavoratori, che da loro dovrebbero essere tutelati, ed invece sono rimasti abbandonali al precariato e ad un affermato stato di insicurezza nei luoghi di lavoro. Alla luce dell’ultimo e grave episodio avvenuto a Lamezia torno a ribadire l’urgenza di avere una legge che superi tutte le difficoltà che ostacolano sotto vari aspetti l’adozione di criteri e norme di sicurezza su tutti i luoghi di lavoro e sui cantieri, e cosi come abbiamo chiesto due anni fa in occasione del nostro blitz alle sedi sindacali di Lamezia, chiediamo una legge nazionale che sia indirizzata alla socializzazione delle imprese per fare in modo che gli stessi lavoratori vigilino insieme ai loro datori di lavori ed imprenditori,affiancandoli nella conduzione delle attività,facendoli partecipare agli utili dell’azienda stessa”. Anche Potere al Popolo è intervenuta: “Non si può più morire di lavoro! Stigmatizzano - è necessaria un’attuazione di un piano nazionale della sicurezza sul lavoro”. Quello di Lamezia “è l’ennesimo incidente sul lavoro, di quelli che in Italia si verificano quotidianamente senza nemmeno fare più notizia”. Dall’inizio dell’anno ad oggi, nel nostro Paese siamo arrivati a 389 vittime sul lavoro. “Per usare un termine caro ai fautori del mercato libero e senza regole - prosegue Potere al Popolo - un’unità e mezza al giorno, il che vuol dire un lavoratore e mezzo, perché le lavoratrici ed i lavoratori in Italia non sono altro che numeri, strumenti al servizio della legge del profitto. La strage si consuma in un Paese che ha istituito nel 2009 un Osservatorio degli infortuni sui luoghi di lavoro, alle dipendenze dell’Inai, dove i morti costituiscono per l’appunto solo numeri e percentuali. Eppure ogni giorno è una strage senza fine di donne e uomini in carne ed ossa, una guerra non dichiarata, una mattanza silenziosa”. Potere al Popolo “rivendica con forza l’attuazione di un piano nazionale della sicurezza sul lavoro, denunciando i gravissimi limiti legislativi e strutturali, le continue inadempienze del legislatore e degli organi pubblici di controllo nelle aziende. In uno Stato dove la tecnologia e il progresso crescono ad un ritmo sempre maggiore, la posizione dei lavoratori e delle lavoratrici regredisce ad una condizione ottocentesca, nella quale condizione sono stati mortificati diritti e dignità”.