Fittante Costantino1Lamezia Terme, 2 gennaio 2019 - Vado sostenendo da sempre che  è  stato un errore “ affidare” alla Sacal la gestione degli aeroporti di Reggio e Crotone. Altra doveva e poteva essere la soluzione con il concorso e la responsabilizzazione degli Enti Locali, delle Associazioni produttive e di Imprenditori delle due Province.

L’atto di indirizzo del gennaio 2013, tuttora sostanzialmente in vigore, presentato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il quale è stato definito il Piano nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale in attuazione dall’art.698 del Codice della navigazione, inserisce l’Aeroporto di Lamezia tra gli 11 Scali italiani definiti strategici. Prevede  altri due gruppi di  aeroporti: quelli con più di 500 mila passeggeri annui, definiti di interesse nazionale, e quelli con meno di 500 mila passeggeri di “non interesse nazionale”. Reggio e rotone rientrano tra questa ultima fascia. Doveva, quindi, avvenire il loro trasferimento alla Regione sulla base anche diquanto stabilito dal decreto 85/2010, con l’obbligo dell’Ente  di valutare la loro diversa destinazione d’uso e/o la possibilità di chiusura. La Regione Calabria, per i due scali con meno di 500 mila passeggeri, ha scelto il cosiddetto “affidamento gestionale”. L’Assemblea degli azionisti Sacal ha aderito alla scelta della Regione. Tra i soci che l’hanno appoggiata sedeva anche l’ex sindaco di Lamezia, Mascaro, il quale, a proposito di responsabilità, o non ha capito che  la soluzione adottata finiva con lo scaricare sul bilancio della Società i costi della gestione dei due scali, quindi anche  sul Comune che rappresentava, o ha scelto di assecondare la volontà  dalla Regione in cambio, forse, di qualche allettante promessa (il porto turistico?). Il presidente Oliverio sostiene da sempre  che la gestione unica dei tre aeroporti da parte della Sacal, costituisce la realizzazione di un vero e proprio “sistema aeroportuale della Calabria”. Se è così, l’errore imperdonabile commesso dal Governo “giallo-verde” con lo stanziamento dei fondi in finanziaria 2019, è quello di averli vincolati dall’origine ai due scali di Reggio e Crotone. Doveva piuttosto affidarli alla Sacal e pretendere la loro utilizzazione secondo un “piano industriale” riferito ai tre scali finalizzato alla loro integrazione e al miglioramento delle loro strutture secondo standard rispondenti alla effettiva domanda di mobilità delle persone e delle merci e ad un  modello di gestionale  trasparente, funzionale ed efficiente.Come avviene spesso, appresa dalla stampa la notizia dello stanziamento con la disputa tra l’on. Cannizzaro e l’on. Dieni circa la primogenitura del provvedimento governativo, assistiamo all’entrata in campo dei “soliti dichiaratori lametini” i quali protestano perché è stato dimenticato l’aeroporto di Lamezia. Omettono  però di dire che sono state date delle “mance” a fronte della dimenticanza del Mezzogiorno e della Calabria,  chiamando  in causa e alle loro responsabilità i 19 Deputati e senatori della maggioranza giallo – verde che governa l’Italia. Quelli stanziati sono contentini, mance assegnate al di fuori di una qualsivoglia visione di  sviluppo dei territori, delle infrastrutture e dei servizi.Ai “dichiaratori quotidiani” vecchi, ai quali si aggiungono  i nuovi, quelli cioè che per 50 anni se ne sono stati lontani dalla Città e dalla Calabria a curare i loro personali interessi, e che ora, tornando periodicamente,  hanno la pretesa di dare le pagelle ai tanti che sono  rimasti a soffrire e a combattere, desidero sommessamente fare notare che con il vittimismo, le lamentazioni, le contrapposizioni, i campanilismi, non si è andati da nessuna parte e non si potrà ottenere nulla di significativo e decisivo per il futuro della città. Lamezia non potrà crescere se non cresce la Calabria, se non si libera dal presuntuoso localismo, se non si definisce un quadro di riferimento strategico di sviluppo della Regione all’interno del quale possa essere riconosciuto e sostenuto il ruolo di Lamezia quale Città civile  e aperta,  la funzione del territorio lametino e dell’area centrale nel quale sede una sorta di “piattaforma logistica”, un’ area  produttiva e dei servizi innovativi. Se si continua a ragionare in termini “equadistribuzione delle mance”- se date agli altri dovete dare innanzitutto a noi - si perpetua una forma di provincialismo cieco e improduttivo sotto ogni punto di vista. Allora ben venga la protesta purché finalizzata all’elevazione del livello del confronto  sulla base di una visione d’insieme delle problematiche e delle sofferenze che affliggono la  Calabria e con essa  Lamezia e delle soluzioni ottimali e possibili.