Ospedale Lamezia facciataLamezia Terme, 6 marzo 2020 - “Quasi 11 anni di Piano di rientro nella sanità in Calabria hanno portato il settore ad un collasso tale che, se dovessimo avere infezione da coronavirus come in Lombardia, avremmo sicuramente una situazione drammatica e impossibile da gestire. Noi di CittadinanzAttiva-Tribunale per i diritti del Malato - è scritto in una nota - non lo diciamo per fare terrorismo ma semplicemente perché lo dicono i numeri di anni di politica sanitaria volta verso un’unica direzione del piano di rientro economico, cioè i tagli lineari, con interi ospedali chiusi, con le strutture rimaste aperte prive di molti reparti, con le politiche scellerate nei confronti dei dipendenti come le mancate assunzioni e il fare cassa sui pensionamenti.

Oggi ci troviamo perciò con un organico medico di circa 3.500 unità a fronte di un fabbisogno di circa 4.800, e anche quello infermieristico con gravi carenze rispetto al fabbisogno delle varie strutture sul territorio. La situazione così com’è in Calabria non ci fa stare tranquilli: disponiamo di 80 posti letto in Malattie infettive, 107 in Rianimazione, 68 in Pneumologia e solo 20 in Isolamento respiratorio a pressione negativa. Bisogna dunque, per attendere al meglio alle disposizioni governative e far fronte all’emergenza in questo momento difficile, procedere ad assunzioni straordinarie di tutte le figure necessarie richieste. Non bisogna chiudere gli ospedali (alcuni dei quali sono attivi al 30 per cento con centinaia di posti letto vuoti), né reparti, come si vorrebbe fare con la Pneumologia a Castrovillari, semmai riaprire immediatamente quelli che sono stati chiusi, come Malattie infettive dell’ospedale di Lamezia Terme. A Lamezia non c’è nessun motivo che impedisca ciò, visto che ci sono i locali, gli arredi, il personale medico e infermieristico specializzato che ha lavorato per anni nel reparto e attualmente è dirottato altrove, considerando infine, motivo non di poco conto, la posizione baricentrica di Lamezia utile a tutta la Regione se mai ce ne fosse bisogno. Chiediamo pertanto alla presidente Santelli, al commissario Cotticelli, al capodipartimento regionale salute Antonio Belcastro, ai commissari dell’Asp di Catanzaro di attivarsi affinché ci siano più posti di Malattie infettive e di altri reparti inerenti all’epidemia di Coronavirus in Calabria. In Calabria in tutti questi anni la politica sanitaria di austerità e tagli lineari che doveva farci rientrare dal dissesto si è dimostrata fallimentare: non solo non abbiamo recuperato ma il debito aumenta sempre di più, 238 milioni nel 2018, una cifra simile nel 2019 mentre i livelli di assistenza sono sempre più bassi. Secondo noi anche nelle situazioni drammatiche si devono cogliere le opportunità. Bisogna cambiare direzione, è necessario tornare ad investire nella Sanità in maniera cospicua, ovviamente il tutto accompagnato da un Piano sanitario regionale che ormai manca da 11 anni. In questo momento così difficile per il Paese e per la fragile Calabria ci appelliamo dunque alle istituzioni, alla politica, e alle parti sociali on causa perché finalmente si cambi rotta, nel rispetto dei diritti del cittadino e dei principi democratici, ricordando Seneca: "Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"".