Panedigrano Nicolino 1Lamezia Terme, 9 marzo 2020 - In questi giorni, oltre a quello allarmante per la salute, sta circolando un altro virus: si tratta di voci su un tentativo celato di definitiva privatizzazione della Sacal. Da più parte si sono levati in queste settimane giusti appelli a varare l’improcrastinabile ampliamento dell’aerostazione del nostro aeroporto per adeguarla al vorticoso aumento (prima del coronavirus) del volume di traffico dello scalo lametino.

Passata, speriamo al più presto l’attuale emergenza sanitaria, lo sviluppo del traffico aereo da e per Lamezia ripartirà di sicuro, visto che si tratta della migliore struttura aeroportuale della Calabria e dell’unica che riesce ad essere in attivo.In replica a tali appelli la Sacal ha precisato che non ci sarebbero più (o non ci sarebbero mai stati) fondi europei e/o pubblici cui attingere per finanziare questo importante e necessario ampliamento e che la società aeroportuale dovrebbe finanziarla con proprie risorse. E in contemporanea sono ripresi a circolare voci su una imminente proposta di aumento del capitale sociale.Niente di male se tutti i soci, compresi e soprattutto quelli pubblici, fossero in questo periodo e con le tante altre emergenze in atto in grado di far tranquillamente fronte all’aumento di capitale in rapporto alle quote in loro possesso. Ma tutti sappiamo che così non è.

A cominciare dal Comune di Lamezia Terme, che già ha dovuto fare i salti mortali per trovare i fondi per l’ultimo aumento di capitale e che ora dovrebbe di sicuro rinunciarci, viste lo stato economico-finanziario a cui è stato progressivamente ridotto.Se allora si decidesse di varare l’aumento, come per Statuto e come è accaduto l’ultima volta, le quote sociali di aumento di capitale non optate dagli enti pubblici in difficoltà potrebbero essere acquistate dai soci privati, che a quel punto conquisterebbero la maggioranza assoluta e netta del capitale Saca il con conseguente sua privatizzazione e con facoltà dei privati di modifica dello Statuto della società.Il capitale privato italiano è da sempre aduso alla socializzazione delle perdite ed alla privatizzazione dei profitti, a partire dalla Fiat per finire alle banche.

Difficile pensare che con la Sacal troveremmo di meglio. E comunque quella che gestisce l’aeroporto, nonostante l’assetto di società per azioni, non è una azienda esclusivamente economica in cui si deve anteporre il profitto ad ogni altro interesse. Non a caso lo Statuto prevede che la scelta del presidente che la gestisce spetti ai soci pubblici. Ed allora, per trovare i fondi dell’ampliamento dell’aerostazione anche nel bilancio sociale basterebbe tagliare un po’ di attività in perdita negli aeroporti di Crotone e Reggio. E comunque, se non c’è, si dovrebbe cercare un qualche finanziamento statale e/o europeo, come si fa nel resto d’Italia e dell’Europa. Il sindaco di Lamezia, quindi, ci rassicuri. Non parteciperà per nessuna ragione e per nessuna promessa ad una operazione strisciante di privatizzazione della Sacal, sia perché va garantita una presenza forte della città nella governance dell’aeroporto, sia perché, come ben sa, le promesse di certuni, non sono garanzia di alcunché.