Fittante Costantino1Lamezia Terme, 18 giugno 2020 - "Il prof Ernesto Galli della Loggia, Storico e Accademico italiano nonché editorialista del più diffuso quotidiano italiani, ha lanciato l’appello perché venga intitolata una strada o un luogo pubblico in tutti i Comuni d’Italia al giovane studioso e ricercatore italiano Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso in Egitto e della cui vicenda non si riesce a celebrare il processo malgrado l’impegno della procura di Roma per la mancata e reticente collaborazione delle autorità egiziane".

Così, l'onorevole ex Pci, Costantino Fittante."Il segretario del Pd Zingaretti, con una lettera aperta pubblicata da un altro quotidiano italiano molto diffuso, ha chiesto al Governo Italiano di  agire affinché il governo egiziano fornisca il domicilio dei quattro indagati dalla Procura di Roma coinvolti nel sequestro e omicidio di Regeni  per  potere  dare il via al processo nel rispetto dei diritti degli imputati. Mi sento di sostenere le due proposte.

Dopo quattro anni dall’omicidio del giovani ricercatore italiano, è un dovere di tutti i cittadini e delle espressioni istituzionali del nostro Paese, sostenere concretamente la richiesta di accertamento della verità su quanto accaduto e le relative motivazioni, tra il 26 gennaio 201° - rapimento -  e il 3 febbraio 2016 - ritrovamento al Cairo del corpo di Regeni.Sarebbe un bel gesto se il Consiglio comunale di Lamezia Terme facesse propri i due appelli del prof Galli della Loggia e di Zingaretti, intitolando una strada o uno degli auditorium delle scuole cittadine, indirizzando contemporaneamente la richiesta al Governo italiano per una adeguata iniziativa nei confronti del Governo egiziano per una fattiva e concreta collaborazione per consentire la celebrazione del processo in Italia a carico dei quattro indagati che la procura di Roma ritiene coinvolti nel sequestro e uccisione del povero Regeni, garantendo i diritti di difesa e dei quali però si ignora il domicilio egiziano, aggiungendo la richiesta di scarcerazione dello studente egiziano Patrik Zaki ricercatore dell’ Università di Bologna, arrestato in Egitto da 130 giorni e per il quale le autorità di quel paese non hanno finora formulata alcuna specifica accusa che giustifichi la detenzione, passando da rinvio a rinvio delle udienze più volte fissate e mai entrate nel merito.

In tal senso - conclude Fittante - i consiglieri comunali e l’Amministrazione, assumano l’iniziativa e si deliberi conseguentemente. Sarebbe un qualificante atto del quale non si potrebbe che darne riconoscenza e merito".