Lamezia Terme, 3 ottobre 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. Il consigliere Cristiano conosce l’arte del gioco delle tre carte, politicamente parlando: “carta vince, carta perde” dice con i suoi comunicati e nessuno ci capisce niente con il rischio che alla fine il cittadino rimanga buggerato.
Ma se gli si smaschera l’abile prestidigitazione politica, si agita e la spara grossa. Caro consigliere Cristiano stia sereno, su quanto fatto in questi anni giudicheranno gli elettori, che in verità hanno già giudicato 5 anni fa riconsegnando, malgrado il suo impegno contrario e la sua foga concitata, la città alla guida di Speranza.
Sul bilancio di questi anni non saranno certo i giudizi apodittici e un tanto al chilo di Cristiano a cambiare i fatti, sui quali tranquillizziamo il consigliere: abbiamo argomenti a iosa e prosa da vendere, se necessario. Ma veniamo al punto. La battaglia dell’esponente della estrema destra cittadina a favore dei deboli, al quale non diremmo mai che ha perso l’occasione per tacere (anche perché le sue esibizioni ultimative, scritte o orali, divertono), è sovente farlocca: strumentale alla sua opposizione, poco obiettiva nel giudizio, inadeguata nell’analisi, infine velleitaria nelle proposte. Lo spieghiamo meglio entrando nel dettaglio dell’ultimo consiglio.
1) Il suo emendamento all’IMU, che riduceva dal 5 al 2 per mille la tassa sulla prima casa (applicata per legge, attenzione, solo a pochi cittadini possessori di prime case di lusso), e che al contempo portava dal 9,5 al 6 per mille l’IMU per seconde e terze case, è stato giustamente bocciato dall’aula perché era solo un favore ai ceti più benestanti e non certo alle ‘classi meno abbienti’ come sostiene e come ha cercato di venderla.
2) Sulla Tasi, tassa di nuova introduzione che grava invece su tutte le abitazioni, ricchi e poveri, ma anche su proprietari e inquilini, si è scelto di applicare il minimo proprio perché tassa che grava su tutti e non solo su pochi; e proprio perché alla fine i conti devono tornare, si è alleggerita di molto la Tasi un po’ a discapito dell’IMU, che esenta però, come detto, quasi tutte le prime case. Ma Cristiano fa somme e dà i numeri: ‘carta vince, carta perde’…
3) Sull’Irpef, invece, il suo emendamento ricalcava la stessa tassazione da noi proposta negli anni scorsi, e da lui demagogicamente bocciata in passato, pur essendo tra le più basse della Regione: quindi quello che Cristiano ieri bocciava, oggi invece è diventato buono, forse perché utile a far propaganda. Ma anche qui la sua ineffabile iniziativa avrebbe sortito il bel risultato di far pagare, con lo 0,35 per mille, anche chi è ora esente perché sotto i 15000 euro. Ora, siano essi 23 mila, o di meno ( lo vedremo), ciò non toglie nulla alla qualità della scelta fatta di esentare le tante migliaia di cittadini sotto i 15mila euro. Quel che è certo è che Cristiano avrebbe imposto l’Irpef comunale anche ai più poveri.
Come si vede l’atteggiamento del consigliere, per quanto muscolare, è, almeno in questo caso, del tutto contraddittorio e un po’ confuso. Il metodo è poi sempre quello di dire: “tu proponi 10 io dico 11” , secondo le regole di una logica vecchia e arcinota che è quella del ‘più 1’, a seconda della convenienza del momento. ‘Più uno’, a prescindere, come diceva Totò. Magari in totale spregio al principio di non contraddizione, come abbiamo visto.
Quanto alle sue proposte che l’aula in passato ha bocciato, lo ha fatto perché erano purtroppo incompatibili con i bilanci di comuni che anche il federalismo fiscale voluto dai suoi amici della Lega ha messo in gravi difficoltà: nonostante gli svariati milioni di euro in meno di trasferimenti dallo Stato e dalla Regione negli ultimi 3 anni, le politiche sociali e di assistenza della nostra città alle classi meno garantite e ai soggetti deboli sono rimaste un fiore all’occhiello, un settore dove si è investito di più anche quando i soldi erano di meno. Al consigliere ultradestrorso, passato dall’Udc alla Lega, allergico a rom ed immigrati, dalle pose maccheroniche e tronitruanti, consiglieremmo infine di comportarsi ‘sine ira ac studio’. Ci consenta di tradurgliela, alla grossa: più equilibrio e meno irruenza, perché, come insegna lo judo, se non dosi la tua forza, questa fa il gioco dell’avversario e finisci al tappeto. Su un fatto, però, il consigliere ha ragione: dovrei fare altro invece di occuparmi di certa politica cittadina, visto lo spettacolo avvilente che, grazie anche a lui, quest’ultima offre.
Giandomenico Crapis
Consigliere comunale Sel