Lamezia Terme, 19 novembre 2014 - “Il Movimento Labor Lamezia vuole fare una giusta riflessione sulla innovativa e positiva gestione della Fondazione Calabria Etica da parte del suo presidente dottor Pasqualino Ruberto, quale straordinario e concreto esempio in merito alla spesa dei fondi comunitari per lo sviluppo regionale, per quantità e qualità”.
E’ quanto dichiara, Pasquale Scaramuzzino, portavovoce del Movimento Labor che interviene a sostegno del presidente Ruberto, respingendo con forza e decisione gli attacchi strumentali. “Una sfida importante, che, sia pur in presenza di non poche difficoltà, ha avuto la capacità di costruire rapidamente un modello dinamico ed efficace, di progettualità, con risposte tangibili in termini di servizi e di lavoro, con una ricaduta positiva sulle attività sociali regionali e sulla formazione sociale. Oggi è necessario promuovere un vero modello di innovazione sociale che privilegi tutto il territorio, proprio come ha fatto in questi ultimi anni la Fondazione, dimostrando capacità di spesa dei fondi europei, capacità organizzative e gestionali, vicinanza ai cittadini più bisognosi e ai territori dove essi abitano, mediante una qualificata riorganizzazione della progettualità in ambito sociale, dando risposte concrete e rapide a chi si è trovato in difficoltà oggettive; per restituire dignità alle persone e fiducia nel futuro. Il welfare locale deve essere inteso come strumento di coesione sociale: un investimento e non un costo per una società solidale e produttiva. Con un impegno a sostegno delle fasce sociali più deboli, la Fondazione Calabria Etica ha messo in atto, con i diversi bandi indetti dalla Regione Calabria-Dipartimento 10, tutta una serie di azioni per ridare valore sociale al territorio come luogo dove deve crescere un nuovo modello di welfare, di appartenenza, di legami sociali, di innovazione di fronte all’emergere di nuove tipologie di povertà, per qualificare la crescita e la programmazione partecipata. Entrare in contatto con i problemi sociali del territorio non vuol dire soltanto assistere i poveri, i diversamente abili o gli immigrati; vuol dire avvicinare e comprendere le situazioni problematiche del nostro tempo e dei nostri territori, i fattori che producono le difficoltà, le azioni che vengono compiute dalla comunità civile nei suoi diversi livelli organizzativi. Assumere una governance della programmazione territoriale delle politiche sociali, attraverso comportamenti che sappiano caratterizzarsi per flessibilità e integrazione tra servizi sociali e socio-sanitari, tra servizi domiciliari e residenziali, fra istituzioni e terzo settore. Questo il taglio organizzativo – gestionale che Pasqualino Ruberto ha voluto dare alla Fondazione: realizzare servizi per costruire un welfare di comunità, capace di stimolare innovazione e sperimentazione, fondato su maggiore equità, efficacia e coesione sociale, attraverso un piano strategico di sviluppo attivato soprattutto mediante l’utilizzo di Fondi Comunitari. Questo - conclude Scaramuzzino - è il nodo fondamentale del nostro intervento: segnalare la buona politica, le capacità amministrative che possono guidare i processi di cambiamento e dare risposta ai problemi collettivi. Sostenere e salvaguardare tutte quelle azioni sociali poste a tutelare la persona con i suoi bisogni, e più in generale quelle politiche capaci di sviluppare una rete di servizi sempre più adeguati a rispondere a questi bisogni, ormai estremamente complessi. Coscienti che la dignità di ogni persona non è un criterio da affidare al buonismo o alla retorica, ma è consegnata come necessità alla politica. Alla buona politica”.