Lamezia Terme, 8 dicembre 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. Caro Beppe Grillo, Sono Francesco Mendicino, un ragazzo calabrese, che grazie a te si è smosso a fare delle battaglie sociali nel territorio, esattamente come tu consigli a tutti. Quello che riesci a dare in termini umani, va al di là di quello che oggi al mondo sia possibile apprendere in una vita, grazie alla tua curiosità ed alla tua voglia di donare, sei riuscito a smuovere milioni di persone, compreso me.
Qui in Calabria non è diverso come nel resto dell’Italia, qui in Calabria abbiamo una ricchezza ed una formazione professionale non indifferente, anche se non abbiamo molte menti libere visto le problematiche, che ci sono come sviluppo del territorio sociale e culturale. In questa parte della mia vita, ho deciso di osare per il bene della collettività, quando ti ascoltavo fin da bambino, sono rimasto sempre affascinato da te, mostravi tutte quelle verità che io reputavo vere, però nello stesso tempo mi suonavano lontane, con il passare del tempo poi veramente si sono avvicinate sempre di più fino al punto di sentire una ragazza universitaria, che ad una richiesta di lavoro chiedeva se l’euro e cinquanta centesimi all’ora era lordo o netto. Siamo al limite della realtà, come la chiameresti tu “incantesimo”, stai sicuro che chi ti contrasta ha interessi molto forti, il tuo operato sta portando chiarezza in tutta Italia, aiutati da questa crisi che smuove alcune persone ad alzarsi dal proprio divano. I matti? I matti sono loro non tu. Cosa dirti potrei stare qui a parlarti per ore, mi hai permesso di evolvere e di prepararmi al mondo a 360 gradi, grazie a tutti i tuoi interventi che hai fatto durante la tua vita, per me sei come un secondo padre, visto che mi hai dato la forza e il coraggio di affrontare la vita, e soprattutto mi hai dato la forza per non essere un depresso, perché nella vita bisogna sempre lottare, anche quando si sa che si va verso una sconfitta certa, se si prova chissà cosa può succedere. Il mio messaggio che sto cercando di mandare in Calabria, è un messaggio molto evangelico dove cerco di trasmettere, che ognuno è padrone della propria vita, e soprattutto per i bambini come lo ero io 15 anni fa, inerme verso chi ci sta distruggendo, non posso a livello umano stare fermo, visto che quando io ero bambino avrei voluto una persona che mi difendesse i miei diritti, ma cosi non è stato, quindi non posso mancare per i bambini e ragazzi di oggi inermi, visto che non hanno le conoscenze necessarie e la forza per potersi battere. Dopo che ti ho illustrato abbondantemente la mia posizione in merito, e posso assicurarti è veramente riduttivo, perché servirebbe molto tempo per descrivere veramente tutto, tenere a mente i concetti e fissare collegando i contenuti. Tornando a noi, quello che in Calabria fa veramente male, è il silenzio, si il silenzio, delle istituzioni, dei cittadini, di una terra che può dare veramente tanto. Ora sono pronto dopo anni di riflessione e di attivismo nella mia vita personale, pronto a dare il mio contributo a non permettere più di fare tacere le bellezze del mio territorio e soprattutto il POPOLO che subisce costantemente attacchi alla propria dignità, al proprio benessere psicofisico, e al diritto alla salute. L’ultimo diritto da me citato, penso che dovrebbe essere garantito, anche se non è solo un mio pensiero, ma lo prevede la Costituzione Italiana. Nel mio comprensorio, sta avvenendo uno smantellamento di reparti fondamentali, per il momento cito soltanto due reparti: reparto di terapia intensiva neonatale, e centro trasfusionale, che si stanno adoperando veramente dei criteri che vanno contro tutti noi cittadini, sia come reparto medico, sia come pazienti, visto che le mamme in momenti delicati come il parto o nelle gravidanze a rischio, e per il centro trasfusionale, l’urgenza di intervenire immediatamente, visto che il nostro territorio copre una porzione geografica veramente molto vasta da percorrere con mezzi da strada. Ho creato un gruppo su facebook che si chiama Petizione Salva TIN, nome dato dalla mia petizione nel tentativo di salvare il reparto, e mettere a conoscenza tutti di questa situazione che si è creata, penso di essere seguito e sostenuto, da tante persone che hanno realmente bisogno e da tante persone che non se la sentono di girarsi dall’altra parte, o per mancanza di tempo o mancanza di capacità, non mi possono essere molto d’aiuto anche se vorrebbero con tutto il cuore. Non sono qui per chiederti aiuto, perché sarebbe troppo comodo passarti la palla, vorrei solo il tuo occhio vigile e magari se è possibile, la tua presenza fisica sul posto, magari nella data della presentazione e discussione della petizione, dalla quale ho preso spunto nelle tue innumerevoli battaglie.
Ps: non posso fare a meno di non citare un estratto di un tuo spettacolo, che mi è rimasto veramente impresso nell’anima, tratto da “apocalisse morbida”: per avere ogni tanto un po’ di anima, ce l’andiamo a cercare, con la beneficenza, dobbiamo essere solidali, i popoli muoiono di fame, in Bosnia c’è la guerra, c’è la guerra, dobbiamo fare qualcosa, aiuto ai Tuksi. La verità…. è che i morti siamo noi, allora per sentirti un po’ vivi, diamo un po’ di soldi a quelli là, mandiamo qualche aiutino, perchè i morti siamo noi. Gli altri combattono per delle cose straordinarie, di esistere, fanno delle battaglie per i figli per la casa, noi, ho visto il telegiornale l’altro giorno, 15 minuti di telegiornale in preda al panico tutti, perché Armani non riusciva a sfilare a Parigi.
Francesco Mendicino
Lamezia Terme