Lamezia Terme, 21 dicembre 2014 - E' un monito non solo severo ma, per certi versi, anche agghiaciante quello del vescovo di Lamezia, monsignor Cantafora. "Lamezia va presa per mano, non può mettere a posto la città chi non ha una vita a posto". Questo il passaggio forte e crudo durante il discorso natalizio alla città.
Un messaggio che senza dubbio va interpretato come auspicio ma nello stesso tempo, con tutto il rispetto per il capo della Chiesa lametina e senza essere tacciati di "irriverenza", pone seri interrogativi. Si tratta di un rituale invito alla nuova classe dirigente? Un invito al rispetto dell'etica e della Cosa pubblica o c'è dell'altro? Un invito così diretto, il Vescovo di Lamezia non lo aveva mai rivolto alla città. In nessuna precedente tornata Amministrativa. E allora, se è un invito di prassi, perché non era stato esternato negli anni precedenti? Perché invece il Vescovo decide ora, in occasione delle elezioni prossime di rivolgere un appello che, anche se appartentemente vago, si potrebbe leggere in maniera chiara? Al Vescovo in molti (e noi tra questi) chiedono chiarezza e, se il caso, anche di fare nomi e cognomi di chi "non ha una vita a posto" e intende "spendersi" per mettere a posto Lamezia. Lo chiediamo per rispetto verso la Chiesa ma, in questa occasione, soprattutto per rispetto verso i cittadini di Lamezia. Un conto sono le enunciazioni di principio, un conto è amministrare la città, giacché questo lo si fa con atti concreti e pubblici. Ergo, abbiamo il diritto di conoscere la storia e la moralità cristallina di chi si candida alla guida della città. Altrimenti il messaggio del Vescovo se non chiarito fino in fondo, lascerebbe sempre dubbi e interrogativi. E questo non è un bene per la città.