Lamezia Terme, 30 maggio 2014 - Riceviamo e pubblichiamo. Pubblicata, finalmente, la sentenza completa delle Sezioni Riunite della Corte dei conti in speciale composizione, dopo la lettura del dispositivo del 9 aprile scorso. Ci auguravamo, insieme alle migliaia di cittadini della città, di trovare motivazioni rassicuranti, tranquillizzanti, che ci dicessero che il dissesto non c’è e non e mai esistito, che la Corte dei Conti di Catanzaro ha preso un abbaglio, che i cittadini di Lamezia non dovessero, negli anni a venire, patire preoccupazioni, pagare aumenti su aumenti, vedersi ridurre i servizi, che la prossima amministrazione che verrà non si troverà con le mani legate e non dovrà continuare a chiedere sacrifici su sacrifici.
Nulla di tutto questo! Non solo ma un clamoroso errore, sperando che di errore si tratti, mette in dubbio la credibilità dei giudici romani e ci fa affermare che questa sentenza è scritta su pilastri privi di fondamenta, anzi già crollati. La sentenza, degna di Ponzio Pilato, dà ragione a tutti: alla Corte dei Conti calabrese, che in base ai dati di cui era in possesso, giustamente rilevava che «la situazione economico finanziaria del comune di Lamezia, appariva abbastanza precaria e di una certa criticità». Dà ragione al Comune, perché «l’acquisizione di dati successivi alla sua adozione hanno rilevato una diversa dimensione delle predette irregolarità ed anomalie». Dà ragione anche a noi, sostenendo che l’annullamento della delibera sull’Imu (e di quella sull’Irpef) non incide sulla situazione di dissesto, mettendo a tacere tutti quei soloni già pronti ad addebitare al M5S le nefaste sorti del Comune. Sennonché, proprio nella parte in cui si dà ragione al Comune, i giudici romani incorrono in un clamoroso errore che vizia tutta la sentenza e che ne giustificherebbe la sua revisione. Scrivono dalle sezioni riunite: «va infatti evidenziato che la Sezione di controllo ha fondato le proprie prospettazioni sull’attendibilità o meno delle previsioni di bilancio 2013 che avrebbero potuto subire modifiche o aggiustamenti in sede di assestamento; elementi, questi ultimi, di cui non ha potuto tener conto poiché l’ente aveva fornito soltanto informazioni contabili desunti dal consuntivo in corso di approvazione, all’epoca della delibera e pertanto non conoscibili, mentre è solamente dopo l’assunzione della delibera n. 4/2014 che il comune ha provveduto ad approvare il consuntivo 2013, vera e riscontrabile evidenza contabile che permette di accertare con incontrastabile oggettività e veridicità, in disparte proiezioni solo previsionali, l’avvenuto conseguimento (o meno) dell’obiettivo intermedio programmato per l’anno 2013». E ancora:« Nella delibera impugnata, al fine di addivenire alla valutazione dell'attendibilità o meno delle presuntive percentuali d'incasso formulate dal Comune, erano state messe a confronto le previsioni di cassa con quelle realizzate nel triennio 2010/2012; ma ora tali conclusioni possono essere rivalutate alla luce dei dati del consuntivo 2013, che permettono di ritenere superata l’eccezione della Sezione di controllo che riteneva la previsione di cassa formulata dall'Ente notevolmente sovrastimata rispetto al “trend” storico 2010/2012 e, pertanto, inattendibile». Quindi il punto cruciale della decisione è: i giudici catanzaresi hanno valutato i dati sino al 2012, ed essi giustificavano il dissesto, ma con il consuntivo 2013, approvato dal Comune dopo la delibera della Corte di Catanzaro, i dati sono cambiati e il piano triennale di rientro diventa credibile. Ma, e in questo consiste il clamoroso errore, il consuntivo 2013 NON è stato ancora approvato dal Comune, per cui a quali dati dotati di «vera e riscontrabile evidenza contabile che permette di accertare con incontrastabile oggettività e veridicità» fanno riferimento da Roma? Quali carte ha consegnato la difesa del Comune alle sezioni riunite? Qualcuno ha fornito informazioni false o comunque non veritiere? È solo una clamorosa svista dei giudici romani? Qualcun altro, al posto nostro dovrà dare delle risposte. Per intanto, mancando il presupposto iniziale ne deriva che il dissesto c’era, eccome. Purtroppo per noi.
Meetup del M5S di Lamezia Terme