Cantafora Antonio Luigi Vescovo Lamezia fotinoLamezia Terme, 31 maggio 2014 - La finanza si può paragonare a “un vaso di Pandora”, un vaso che “ha provocato danni e povertà e per questo necessita di regole nuove, capaci di riportare la questione dell’uomo al centro della struttura sociale e della finanza”.

Lo ha detto il vescovo di Lamezia Terme, Luigi Cantafora intervenendo a un incontro promosso dalla Scuola di Dottrina sociale della Chiesa della Diocesi di Lamezia Terme e dalla Banca Credem (filiale di Lamezia est) diretta da Ezio Capriglione. Il Vescovo di Lamezia si è soffermato sul compito della finanza, parola che deriva da finis “trovare degli strumenti per perseguire un fine”: “guai ad andare contro il finanziatore e le banche  come se fossero degli untori”  ha affermato monsignor Cantafora evidenziando che “ciò che non funziona è la finanza che da mezzo è diventata fine”.Rispetto a questo scenario economico - ha proseguito Cantafora - “la Chiesa non propone sistemi o programmi” ma “in quanto esperta di umanità estende la sua missione anche nei campi in cui uomini e donne dispiegano la propria attività in cerca della felicità.”“Chi opera nell’economia e nella finanza è sicuramente attratto dal profitto e se non sta attento si mette a servire il profitto stesso” ha affermato il Presule che, richiamando il magistero di  Papa Francesco, ha indicato nella Dottrina Sociale della Chiesa “un orientamento per non perdersi”, “un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi diorientare le persone e di conservarle libere”.All’incontro, organizzato grazie alla collaborazione del private Banker Vittorio Urso, è intervenuto Giuseppe  Minervino, vicedirettore generale Banca Carime e  presidente della commissione regionale dell'Abi, che ha posto l’accento sulla necessità di rivedere il sistema dei controlli e sulle implicazioni etiche dell’attività delle banche, “etica che non è un fatto a sé stante, ma deve plasmare e orientare tutti i comportamenti finanziari”.