Lamezia Terme, 13 luglio 2015 - Riceviamo e pubblichiamo. La classe politica locale dimostra ancora una volta di disconoscere l’amara realtà che avvolge l’ospedale “Giovanni Paolo II” della nostra Città. Non serve a nulla incontrare il Commissario straordinario dell’Asp catanzarese, dott. Perri, per chiedere qualche unità in più al locale Pronto Soccorso o il mantenimento di qualche reparto la cui chiusura è stata già decisa.
No serve a nulla dialogare con il commissario della sanità calabrese, dott. Scura, per elemosinare qualche altro servizio che da tempo è stato soppresso. Lo smantellamento del nostro ospedale civile, iniziato durante il periodo in cui era assessore regionale alla sanità la lametina Doris Lo Moro e continuato con il trio Mancuso-Scopelliti-Talarico, è stato sancito dal decreto 2 Aprile 2015 n.70, pubblicato sulla G.U. del 4 Giugno 2015 ed entrato in vigore il 19 Giugno u.s. Infatti, si ribadisce ancora una volta, lo stesso decreto oltre a prevedere una riduzione dei posti letto al 3 per mille comprensivo dello 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione, prevede tre livelli di ospedali: di base con una popolazione compresa tra 80.000 e 150.000 abitanti; di primo livello con una popolazione compresa tra 150.000 e 300.000 abitanti; di secondo livello con una popolazione compresa tra 600.000 e 1.200.000 abitanti. Il nosocomio lametino, avendo un bacino d’utenza inferiore a 150.000 abitante, sarà classificato ospedale di base che prevede: Pronto Soccorso, Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia (senza traumatologia), Anestesia (senza Rianimazione) e servizio di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità sulle 24 ore (h24) di Radiologia, Laboratorio e Emoteca. Inoltre, deve essere dotata di letti di “Osservazione Breve Intensiva”. Per tutto il resto bisogna recarsi nella vicina Catanzaro finanche per partorire. Intorno a questo grandioso problema sembra regnare rassegnazione, apatia e menefreghismo non solo da parte dei politici locali ma soprattutto da parte dei lametini, che sarebbe molto meglio definirli lamentini. Quest’ultimi, infatti, si chiudono all’interno del proprio guscio familiare solo per lamentarsi senza reagire, come se i problemi che attanagliano Lamezia Terme appartenessero agli abitanti di altra città. Per salvare l’ospedale civile lametino, prima che sia troppo tardi, bisogna urgentemente tentare di percorrere due strade: ampliare il bacino d’utenza in modo che si superino i 150.000 abitanti e, di conseguenza promuoverlo ad ospedale di primo livello oppure inglobare il nostro ospedale nell’azienda ospedaliera unica di Catanzaro. Ampliare il bacino d’utenza significa creare un’area vasta interprovinciale dove possono far parte i comuni di Filadelfia, Francavilla A. e Polia (da sempre gravitanti su Lamezia, pur facendo parte dal 1992 della neoprovincia di Vibo V.), i comuni che allo stato attuale e ancora per poco si rivolgono all’ospedale di Soveria Mannelli e la vicina Amantea. La seconda strada da percorre, in caso dovesse fallire la prima, consiste nel far rientrare a tutti i costi l’ospedale lametino nell’azienda ospedaliera unica catanzarese. Per percorrere quest’ultima strada occorre un tavolo di concertazione presso il ministero della salute dove, oltre al Ministro dello stesso dicastero, devono prendere parte i parlamentari lametini e catanzaresi, i sindaci di Lamezia e Catanzaro, il governatore della Calabria e il commissario alla sanità calabrese dott. Scura. Si parla tanto di area vasta Catanzaro-Lamezia, allora, perché parlare della costruzione di un nuovo ospedale in località Germaneto di Catanzaro, quando a pochi chilometri esiste la grandiosa, sicura e moderna struttura ospedaliera di Lamezia Terme situata al centro della Regione? Nella città dei tre Colli esiste una sanità sproporzionata rispetto al locale bacino d’utenza e per giustificare questo grande spreco si cancella la secolare struttura ospedaliera lametina. Tutto ciò non deve essere permesso e bisogna difendere a spada tratta la sanità lametina anche, se necessario, con una mobilitazione generale. E’ impensabile che nella nostra Città, fino a pochi anni or sono oltre all’ospedale civile erano attivi altri due punti nascita clinica “Villa Michelino” e clinica “Santa Maria”, non si può più partorire e i nostri bambini non possono più vantare di essere nati a Lamezia Terme ma dovranno, a malincuore, dichiarare di essere nati a Catanzaro. Bisogna fare presto se si vuole evitare la morte del nosocomio lametino, infatti, entro tre mesi dalla pubblicazione del decreto ministeriale avvenuta il 19 Giugno u.s. la Regione avrà tre mesi di tempo per smantellare il nostro ospedale.
ASSOCIAZIONE LAMEZIA LIBERA
IL PRESIDENTE
Francescantonio Mercuri