Cristiano Massimo10Lamezia Terme, 5 ottobre 2013 - Riceviamo e pubblichiamo. Era aprile 2011 quando in un Consiglio comunale convocato appositamente per discutere  del caso rom, si iniziava a parlare di emergenza “Ciampa di Cavallo” una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all’ altro. “Purtroppo” avevo visto lungo e oggi posso affermare di avere ragione, infatti siamo all’ epilogo di un film già visto,la situazione è esplosa, sarebbe bastato poco, sarebbe bastato ascoltare i suggerimenti, invece nulla di tutto ciò.

I soliti “professionisti della politica” che oggi amministrano la città, con il solito sorriso di plastica, che racchiudeva ogni verità di questo mondo,  quel giorno mi osservarono come “pazzo” per non usare altri termini che ormai non stupiscono più nessuno, tranne che qualche radical chic. Fa specie sentire pronunciare oggi dal primo cittadino il classico “non sono responsabile” o “non so nulla” non regge più ormai questa favola, altrimenti rischiamo veramente di cadere nel ridicolo, sarebbe meglio a volte ammettere i propri errori e con umiltà riconoscere che su “Ciampa di Cavallo” c’è stata una leggerezza inaudita da parte dell’ amministrazione comunale di sinistra che oggi purtroppo la città paga a caro prezzo,non ci sono stati i controlli, eppure nel quartiere in oggetto alla presenza di vari assessori si sono intrattenute ben due commissioni consiliare servizi sociali, in cui si segnalava quello che oggi purtroppo è di dominio pubblico. Tornando al Consiglio comunale dell’ Aprile 2011, in quella sede si dava espressamente mandato all’ amministrazione di collocare massimo due famiglie di etnia rom per quartiere. E invece, come è consuetudine oramai consolidata, le direttive  del Consiglio Comunale vengono disattese da parte dell’ amministrazione Speranza sia da alcuni assessori e sia da alcuni dirigenti. Eppure visto lo stato di degrado e abbandono in cui versa la città, non ci sembra che questa amministrazione possa erigersi come custode di ogni verità.La questione “Ciampa di Cavallo” è strettamente collegata con la questione Scordovillo, sono due campi rom.Per quale motivazione  non si dice chiaramente alla città la verità, ovvero che non tutti i residenti di Scordovillo hanno diritto ad un alloggio popolare? Oggi il sindaco presenta un esposto per la situazione venutasi a creare a Ciampa di Cavallo, questo pertanto certifica che la convivenza forzata tra rom e italiani è finita. Allora quali sono i risvolti futuri, perché il sindaco non dice la verità sui 20 alloggi in costruzione in località Marchese - Capizzaglie, o considerata l’ esperienza “Ciampa” vuole creare un altro ghetto, assegnando ai rom in modo arbitrario questi alloggi? Ma ci rendiamo conto che con la grave emergenza abitativa esistente, la popolazione non accetterebbe mai una cosa del genere? Da qui a breve con l’ aggravarsi della grave crisi economica, è imminente lo scoppio di una vera e propria  emergenza sociale.  Noi non siamo disfattisti, non vogliamo essere l’ Alba Dorata lametina, ma semplicemente stiamo cercando di portare a miti ragionamenti un Sindaco e una amministrazione comunale a cui è palesemente sfuggito di mano il controllo sociale di questa città. Noi ci schieriamo dalla parte degli Italiani onesti, gente a cui ogni giorno vengono calpestati i più elementari diritti, di contro assistiamo ad una parte della comunità rom che sta mettendo a rischio la tenuta sociale di questa città, questo non può essere tollerato, ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà a chi subisce quotidianamente angherie,operatori sanitari, giornalisti, gente comune, e la nostra solidarietà e vicinanza senza se e senza ma, va alle forze dell’ ordine che ogni giorno per 1000 euro al mese mettono a repentaglio la propria incolumità in luoghi inaccessibili come Scordovillo o "Ciampa di Cavallo".

Massimo Cristiano
Consigliere Comunale
Movimento Territorio e Lavoro-La Destra