Lamezia Terme, 22 marzo 2011 – “Appena saputo del sequestro del campo Rom di Scordovillo un urlo corale si è levato tra la gente: “Vitello sindaco subito!”, un’invocazione spontanea che tradisce l'ansia di avere a Lamezia un sindaco vero”. A parlare così, con una vena sarcastica, il
leader del Movimento Amo Lamezia,
Nicolino Panedigramo che interviene nel difficile e complesso dibattito sulla questione Rom a Lamezia, alla luce del recente sequestro della baraccopoli di Scordovillo. “Vitello sindaco - prosegue Panedigrano - perché appena arrivato si è guardato intorno ed è subito intervenuto su problemi che attanagliano da tempo la città senza aspettare di sonnecchiarci su per cinque, sei anni. È stato sì costretto a fare supplenza rispetto all'ignavia della politica, ma si è subito messo a demolire con decisione gli immobili abusivi, incominciando da quelli dei mafiosi e dei familiari di alcuni potenti locali. Si è poi dovuto occupare di tutela dell'ambiente ed ha sequestrato la discarica della Multiservizi. Si è quindi rivolto contro i cosiddetti
colletti bianchi della ‘ndrangheta e ha interrotto legami di appalto tra imprese di prestanomi di mafiosi e l'Amministrazione comunale. Ora si è assunto l'onere di sradicare un ghetto indegno di una società civile.
Un problema che, checché ne pensino gli acritici cantori del sindaco in carica, è del tutto diverso da quello che attanaglia città come Roma e Milano. Qui si tratta di cittadini lametini e non di immigrati accampati. Si tratta di un campo in cui sono brutalmente costrette a vivere, per esempio, alcune famiglie di etnia rom che sono già integrate nella società: gente che ha un lavoro, che manda i figli a scuola, che non sopporta di essere sottoposta alla violenza degli altri accampati dediti alla malavita, che vorrebbe avere ed ha diritto ad avere una casa dignitosa. Si tratta in ogni caso anche di bambini e nuclei familiari italiani di etnia rom, che l'Amministrazione comunale avrebbe avuto, e da tempo, il dovere di non abbandonare in mezzo ai topi, alla sporcizia, al degrado, alla violenza (chi può dimenticare il recente ferimento in quel campo di una bimba di 9 anni o i danneggiamenti alla cooperativa Ciarapanì?), ma avrebbe avuto invece l'obbligo di integrare nella città distribuendoli a gruppi familiari su tutto il territorio comunale per impedire che si riformino altri ghetti e scongiurare che chi di loro si dedica all'accattonaggio o a commettere quei reati che affliggono gli altri cittadini lametini possa far leva sulla forza, sulla paura, sulla impenetrabilità del ghetto per costringere gli altri accampati all'omertà ed alla connivenza. Una scelta di distribuzione/integrazione praticabile da prima ed ancora oggi, se solo si fossero assegnate con questo criterio le case popolari, si fossero destinati ai Rom gli immobili requisiti ai mafiosi, si fossero usati i soldi del Pon Sicurezza anche per ultimare tanti fabbricati incompiuti delle case popolari e se ora si cercassero fondi, che quando si vuole si trovano (si pensi che si sta per costruire l'ennesimo grande ospedale a Catanzaro!), per una grave emergenza che è insieme sociale, sanitaria ed ambientale. Vitello, quindi, sindaco subito, perché non si è nascosto dietro nessuna maschera di bravo ragazzo - conclude Panedigrano - ma è andato avanti con azioni concrete senza bisogno di contornarsi di collaboratori legati alla rete di Why Not o in conflitto di interesse (tristi epigoni di Berlusconi) per miseri finanziamenti comunali e senza dover cercare una innaturale intesa sul bene di Lamezia con l'artefice del secondo scioglimento per mafia del Consiglio comunale”.