Ospedale Lamezia esternoLamezia Terme, 10 marzo 2015 - Riceviamo e pubblichiamo. Occorre una mobilitazione generale, non solo della città di Lamezia Terme ma, dell’intero comprensorio lametino per difendere a denti stretti l’ospedale “Giovanni Paolo II” della città della Piana. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione Italiana e come tale va difeso. Bisogna dire basta ai continui scippi che vengono perpetrati ai danni del nostro ospedale per favorire le strutture sanitarie della vicina Catanzaro.

Bisogna costringere il governo regionale a prestare la massima attenzione da subito al nosocomio lametino, che per struttura, sicurezza e posizione geografica occupa il primo posto in Calabria e si colloca ai primi posti nel sud Italia. Purtroppo, cambiano i musicanti ma non certamente la musica. Infatti, durante il governo regionale guidato da Agazio Loiero, nonostante Lamezia fosse rappresentata a livello regionale da ben quattro consiglieri di cui Doris Lo Moro ricoprisse la carica di assessore regionale alla salute, l’ASL n6 di Lamezia Terme fu soppressa per essere accorpata a quella di Catanzaro. Successivamente, durante il governo regionale guidato da Giuseppe Scopelliti, nonostante la città della Piana fosse rappresentata da ben tre consiglieri regionali di cui Francesco Talarico ricoprisse la carica di presidente del Consiglio regionale e nonostante quest’ultimo durante la campagna elettorale avesse fatto della sanità lametina un cavallo di battaglia, il nosocomio lametino ha continuato a subire umiliazioni e spoliazioni iniziate con il governo Loiero in concomitanza con la soppressione dell’ASL n 6. Oggi è la volta del governo Oliverio. Quest’ultimo presidente della regione Calabria, durante la campagna elettorale ha preso impegni ben precisi nei confronti dell’ospedale lametino ma, a distanza di circa quattro mesi dal suo insediamento, quegli impegni sembrano essere svaniti nel nulla, tanto che lo stesso Presidente si è preso la briga di sbloccare il turnover per 100 unità tra personale medico e paramedico per gli ospedale di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, mentre ha completamente ignorato il nostro  l’ospedale, quello della terza città della Calabria. Anche in questo caso il Consiglio regionale della Calabria e guidato da un lametino, il consigliere Antonio Scalzo. Quest’ultimo, si comporterà nei riguardi della nostra Città come ha fatto il suo predecessore? Ci auguriamo dal profondo del cuore che, al contrario del suo predecessore, il presidente Scalzo faccia di tutto e di più affinché il nosocomio lametino possa riacquistare la professionalità, l’importanza e la centralità che ha sempre avuto fino a quando non si è insediata la giunta Loiero prima e quella guidata da Scopelliti dopo. L’ospedale lametino deve essere valorizzato e riempito dei reparti che maldestramente gli sono stati sottratti e di reparti  di eccellenza, e non deve essere svuotato come sta succedendo fino adesso. Parlare della costruzione di un nuovo nosocomio nella città di Catanzaro è un enorme spreco di danaro pubblico specialmente in periodi di spending review, perché a circa 35 chilometri dalla città dei tre Colli esiste il grande ospedale di Lamezia Terme che benissimo può ospitare reparti di eccellenza. E’ importante sottolineare che è stato rilevato che nella città di Catanzaro, proporzionalmente sembrano esistere più strutture sanitarie della Capitale d’Italia. Inoltre, in un momento in cui si discute di area vasta è molto più logico e conveniente valorizzare l’ospedale lametino anziché costruirne un altro a Catanzaro. Cosa cambia se un cittadino catanzarese venga a curarsi a Lamezia? Perché devono essere sempre i lametini a ricorrere alle strutture sanitarie catanzaresi? La vasta area ospedaliera lametina, ancora allo stato vergine, può ospitare una marea di padiglioni tanto da fare concorrenza, per grandezza, al policlinico “A. Gemelli” di Roma. Infine, è urgente una ridistribuzione dei posti letto nella provincia catanzarese, infatti, alla luce dell’ultimo provvedimento adottato dal Governo, le strutture sanitarie di Lamezia Terme devono avere il 3 per mille di posti letto per gli acuti e lo 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione, che tradotti in numeri corrispondono rispettivamente a 373 e 87 per un totale di 460 posti letto. Il piano di rientro non deve soltanto penalizzare le strutture sanitarie di Lamezia ma deve penalizzare anche gli ospedali Hub inventati dal governo di Scopelliti.  

Francescantonio Mercuri
Il Presidente
Associazione Lamezia Libera