Progetto sud Panizza Chiedilo a LoroLamezia Terme, 17 settembre 2014 - A Lamezia Terme solidarietà e legalità camminano insieme grazie alla Comunità Progetto Sud. Disponibili sul sito www.chiediloaloro.it i quattro video relativi alla “Comunità Progetto Sud". Raccontano, attraverso le testimonianze di Don Giacomo Panizza, fondatore e presidente della Comunità, delle ragazze della cooperativa “Le Agricole”, dei volontari e degli assistiti i numerosi progetti realizzati.

Un prete al servizio degli esclusi, costruttore di solidarietà. Don Giacomo Panizza e la sua comunità “Progetto Sud” lavorano al rafforzamento sociale del territorio, anche con la Caritas diocesana. Dal 1976 il sacerdote bresciano si dedica a disabili e fasce deboli, prima spesso relegati in casa, vincendone il silenzio e la rassegnazione. Don Giacomo punta per loro ad autonomia economica e ruolo, non alla sola assistenza. Sono nate così le cooperative per la formazione, il trasporto e il recupero scolastico dei disabili. E ancora, un centro riabilitazione (in convenzione con la Asl), i gruppi di familiari di minori con handicap, l’inserimento lavorativo per i non vedenti, l’auto-organizzazione all’insegna del “si può fare”. Negli anni ‘80 sul territorio gli operatori intercettavano ancora minori disabili mai andati a scuola: così la comunità promosse in Calabria la prima legge regionale per superare l’emarginazione di questi cittadini (n. 28/84). Oggi funzionano anche volontariato in carcere e comunità di recupero dalle tossicodipendenze, case-accoglienza per le gestanti e ludoteca nei quartieri a rischio, patti territoriali per l’occupazione giovanile, bottega del commercio equo e azienda agricola bio a sostegno di malati di Hiv. Una galassia di interventi. Don Giacomo è nel mirino delle cosche dal 2002 quando spezzò il cerchio della paura gestendo un bene confiscato. Subì ripetuti attentati e da allora vive sotto scorta. L’8xmille della Chiesa italiana sostiene la sua opera con 60mila euro l’anno. E la sua missione quotidiana con i fondi per il sostentamento dei preti diocesani. "Da sacerdote in questi anni ho costruito insieme a persone in carrozzella, famiglie in difficoltà, disarmati e sfiduciati, “perché attraverso di loro fossero manifestate le grandi opere di Dio” - spiega don Panizza. - Ho scommesso su questa pagina del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù spiega così il destino del cieco nato. L’esperienza del fare insieme ha dato molti frutti. C’è una grande fiducia nella Chiesa, il prete può fare sempre la differenza. Tanti cittadini ci affiancano nonostante le intimidazioni perché sanno di costruire così un’Italia diversa anche per se stessi. La dignità di ognuno viene dal Vangelo. Impegnarsi per la giustizia in terre di mafia non è facile, ma io avrei più paura a stare zitto e a sottomettermi ai prepotenti".