Lamezia Terme, 7 marzo 2011 -
I giovani reagiscono al dolore rivolgendosi più agli amici o ai social network che ai genitori. Inoltre, temono di perdersi più nella depressione e negli attacchi di panico, che nella droga e nell'alcol e temono più la perdita di un parente, che una malattia. Sono i risultati del primo
sondaggio realizzato in Italia sul rapporto tra i giovani e il dolore, realizzato da
Full Research (
Crespi Ricerche) su un campione di 800 ragazzi tra i 18 e i 30 anni di età su tutto il territorio nazionale. Il sondaggio mette in luce le difficoltà dei giovani nel comunicare i propri problemi, nel viverli e nel trovare i giusti interlocutori, così se dimostrano un atteggiamento maturo verso il dolore, allo stesso tempo non sanno reagire se non con paura e chiudendosi in se stessi. Gli amici sono quelli ai quali sono più legati, che più temono di perdere e ai quali si rivolgono per cercare conforto nel dolore, mentre i genitori e le istituzioni restano lontani dal loro modo di condividere il dolore e la sofferenza. Questo malgrado la famiglia, almeno nelle aspirazioni dei giovani, resti il punto di riferimento ideale per trovare conforto. I social network, proprio perché mettono in contatto con i coetanei o perché proteggono con l'anonimato, sono visti come luoghi virtuali di sfogo oltre che di incontro. Altro risultato sorprendente del sondaggio è che, al contrario di quanto si pensa, i giovani, di fronte ad avvenimenti dolorosi o problemi, temono non tanto di cadere nell'abuso di alcol e nella droga, quanto nella depressione e gli attacchi di panico. Nei momenti difficili e' forte il desiderio di un confronto, ma i giovani temono molto il giudizio altrui e questo certamente impedisce loro di cercare e di trovare un aiuto adeguato. In particolare, il 61,3% dei giovani indica nella "perdita di un caro" il dolore che teme di più, seguito dalla malattia (26,4%) e dalla fine di una storia sentimentale (7,9%). Di fronte al dolore, la reazione più frequente è chiudersi in se stessi (38,1%); soltanto il 31,8% indica di vivere il proprio dolore, mentre il 17,5 reagiste con rabbia e il 7,2% ne fa un’opportunità di vita. Il dato più sorprendente arriva alla domanda sulle persone con le quali, di fronte a un dolore, si sente il bisogno di confortarsi e confrontarsi: il 36,6% indica un amico, il 35,9% il proprio compagno, solo il 12,1% si rivolge ai genitori (il 12,1% non si rivolge a nessuno, il 3,8% a uno psicologo). Eppure la stragrande maggioranza dei giovani (66,7%) sente il bisogno di essere aiutata dalla famiglia nel momento in cui e' colpita da un dolore e pensa (38,9%) che comunicare anche pubblicamente il proprio dolore aiuti a superarlo. Raccontare il proprio dolore a degli sconosciuti attraverso i social network è ormai considerato normale dalla stragrande maggioranza dei giovani (48,2%). Sempre secondo il sondaggio, il 69,6% dei ragazzi di fronte al dolore ha paura di cadere in depressione, il 52,1% di essere vittima di attacchi di panico, il 33,8% in uso di psicofarmaci, il 33,4% in dipendenza da alcol, droga e sesso e il 25,2% in bulimia o anoressia. Il difficile rapporto tra i giovani del secondo decennio del XXI secolo e il dolore emerge dalla risposta che danno alla domanda “come giudichi la tua personalità in una situazione dolorosa”: il 39,7% la definisce “piena di paure”, il 28,9% “Lucida e attenta”, il 17,4% indica “una forza mai conosciuta” Il sondaggio rientra nella campagna sociale “
Al di là del presente. Più vivi di prima”, ideata da Fabio Salvatore, giovane autore, che da oltre dodici anni ha incontrato la malattia e la sofferenza: “Credo che i risultati di questo sondaggio - commenta - ci mettano di fronte alla solitudine, la paura, la voglia di raccontare il proprio dolore dei giovani, che tendono sempre a nascondere le proprie fragilità. Purtroppo anche nel dolore l'edonismo ha una parte importante. Dalla ricerca emerge che la nostra società è molto distante da loro, e che la condivisione è l'unica chiave di lettura per affrontare, vivere e/o convivere con il dolore. Il dialogo e' diventato silenzio e l'amore verso noi stessi e gli altri è sempre più lontano, mercificato in finti sentimenti e involucri d'apparenza”.