Milano, 23 marzo 2011 - I fattori genetici contribuiscono per un’incidenza stimata tra il 40 e il 70% all'obesità di una persona. Nel mondo circa un miliardo di persone è in sovrappeso e circa 300 milioni sono obese. I Cdc (Centers for Diseases Control) di Atlanta, inoltre, calcolano che l'obesità è la seconda causa di morte prevenibile ed è prossima a diventare la prima. Anche i dati riferiti al nostro Paese sono preoccupanti: circa il 10% della popolazione adulta italiana è definibile obesa e il 35% è in sovrappeso, quindi sono oltre 20 milioni gli italiani che hanno problemi di peso. L'obesità non risparmia neanche le fasce dell'infanzia: secondo i dati forniti dall'Istat, in Italia, nella fascia di età di 8 anni,ben il 36% dei bambini ha problemi di eccesso di peso, di questi il 24% è in sovrappeso e il 12% è obeso. E’ quanto emerge dal settimo Rapporto sull'obesità in Italia, “Obesità è genetica: oltre lo stile di vita" , realizzato dall’Istituto Auxologico Italiano. Nel nostro Paese e' il Meridione a presentare le prevalenze di obesità e sovrappeso più elevate ma, per la prima volta, si osserva un aumento del tasso di obesità nel Nord-Ovest, area tradizionalmente a più bassa prevalenza, che supera quello del Centro. La situazione tra i bambini è altrettanto preoccupante e differenziata regionalmente: in Campania (49% - sovrappeso e obesità insieme) un bambino su due ha problemi, mentre in Valle d'Aosta (23%) un bambino su quattro.Giovanni Ancarani, presidente dell'Istituto AuxologicoItaliano, ha spiegato come “quest'anno l'approfondimentotematico del nuovo Rapporto sull'obesità in Italia è stato dedicato agli aspetti più innovativi e avanzati della ricercabiomedica, quali quelli relativi alla genetica e alla biologiamolecolare”. Il rapporto tra genetica e obesità rappresenta una nozione abbastanza comune, anche se a volte suscitadibattiti e confronti. “Chi di noi - ha commentato Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell'Istituto Auxologico Italiano - si aspettava dagli studi genomici sull'obesità l'arrivo in farmacia o nei laboratori d'analisi di kit per sapere se siamo predestinati all'obesità o se siamo invece liberi di eccedere nell'alimentazione senza pericoli, ha ragione di essere deluso. Chi di noi invece, più saggiamente,ha sempre considerato la ricerca genomica soprattutto come un nuovo strumento d'indagine, che può mettere in evidenza genia associati a meccanismi patogenetici nuovi o mal conosciuti, riconoscerà i sostanziali progressi conoscitivi che i recenti studi ci hanno consentito, e ne trarrà auspicio che alcuni di questi meccanismi possano presto diventare il bersaglio di interventi preventivi, curativi o riabilitativi dell'obesità”. Si stima che i fattori genetici contribuiscano per il 40-70% alla variazione interindividuale nell'obesità. Quindi, “il peso è un tratto altamente trasmissibile, con un’ereditarietà che è solo leggermente inferiore a quella che determina l'altezza”, suggerisce Michele Carruba, direttore del Laboratorio di Ricerche sull'Obesità dell'Istituto Auxologico italiano e docente di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano. Infine