Palermo, 11 aprile 2011 - Il
volume d’affari che muove la
criminalità organizzata nei 27 Paesi dell'Unione europea è impressionante:
oltre 311 miliardi di euro provento di traffici di
droga,
prostituzione,
contraffazione, armi e
altre attività come la
tratta di esseri umani e il
traffico di rifiuti. La mappa dei clan più ricchi e organizzati è tracciata nell'ultimo numero di “Asud'Europa”, il settimanale del “
Centro Pio La Torre” (www.piolatorre.it). L'Agenzia di ricerca Havocscope ha elaborato i dati per la realizzazione dell'annuale Global Risk Report 2011 del World Economic forum - spiega il Pm Gaetano Paci nell'articolo di apertura – e evidenziato che 311 miliardi l’anno sono una stima inferiore al reale peso che le mafie hanno nel vecchio continente dato che non si tiene conto, perché è pressocché impossibile quantificarle, delle risorse sottratte comunque all'economia attraverso la corruzione ed il controllo di attività legali. Circa l'80 per cento di questi traffici è concentrato nel cuore produttivo dell'Europa, con una quota maggiore in Spagna (90,1 miliardi), seguita dall'Italia (81,5 miliardi) e dalla Gran Bretagna (45,2 miliardi). Di fronte alla gravità dell'aggressione che le reti criminali internazionali esercitano sulla sicurezza e sull'economia dei Paesi europei, gli strumenti repressivi disponibili sono molto limitati; non esiste ancora una definizione normativa comune di criminalità organizzata sicché accade spesso che quando la procura di Palermo chiede la collaborazione di Paesi membri per indagare sulle attività all'estero di una persona inserita o vicina a Cosa nostra, si sente rispondere che il reato di associazione mafiosa non è contemplato dalle legislazioni nazionali e quindi, in mancanza di specifici reati da contestare, non e' possibile svolgere atti di indagine come perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari ed altro. Seri problemi anche per confiscare i beni che i mafiosi detengono in un Paese comunitario. L'Italia infatti non ha ancora recepito con una propria legge il contenuto della decisione quadro n. 783 del 2006 del Consiglio europeo, con il risultato che recentemente le autorità giudiziarie tedesche della Bassa Sassonia hanno respinto la richiesta di confiscare due pizzerie, del valore complessivo di 460mila euro, riconducibili a soggetti condannati con sentenza definitiva. Il caso ha destato particolare clamore anche perché la Germania, dopo i noti fatti di Duisburg del 15 agosto 2007, è corsa ai ripari e si è perciò immediatamente adeguata. Anche la Francia, il Portogallo e a Spagna hanno recepito le disposizioni comunitarie in materia di confisca.