Lamezia, Terme, 20 maggio 2011 – Riceviamo e pubblichiamo. “La gogna mediatica alla quale è sottoposta l’azienda che rappresento, non ha eguali per costanza e durata. Constatiamo amaramente che serie vicende giudiziarie, vengono puntualmente strumentalizzate a piacimento di giornalisti, pseudo professionisti, i quali scevri da qualsiasi forma di imparzialità traggono da ogni sentenze che ci riguarda, solo ciò che più è utile dare in pasto all’opinione pubblica. Esempio lampante è il trattamento ricevuto all’indomani dell’ultima udienza celebrata giorno 19 a Catanzaro, dove a fronte del crollo inesorabile, delle accuse per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione, “perché il fatto non sussiste”, ed inoltre l’esclusione dell’aggravante relativa all’aver agevolato un clan mafioso e la derubricazione dell’ipotesi di estorsione in tentata estorsione, alcuni mezzi d’informazione hanno preferito omettere l’assoluzione piena del capo d’imputazione che per troppo tempo è stato il loro “cavallo di Battaglia” per poi soffermarsi solo sul termine “estorsione”. In pratica si è tentato e si tenta ancora, di far passare in secondo piano il colossale ridimensionamento del castello accusatorio per il quale si era richiesto il rinvio a giudizio e 9 anni di reclusione, si vuole nascondere all’opinione pubblica il concreto smantellamento del malvagio teorema criminoso costruito, anche grazie allo sciacallaggio di alcuni giornalisti, sulle spalle di un onesto lavoratore, e delle aziende Mazzei che, nonostante la crisi, godono di ottima salute e in città, al contrario della politica, danno lavoro ad oltre 100 operai, promuovendo così una seria azione di contrasto alla criminalità, altro che marce e “fiori gialli”. Tuttavia, per “prestigiose” e “imparziali” testate (…), l’importante è stare sempre sul “pezzo”, così vicende, anche di bassissimo profilo, tra cui il ritiro di una patente, riescono ad innescare quotidianamente articoli da prima pagina utili solo a screditare il nome dell’azienda e della famiglia Mazzei. Non sappiamo quale mano e quale progetto muova questa volontà distruttiva, ma i ripetuti attacchi subiti ci vedono, nostro malgrado, costretti ad abbandonare una condotta sobria ed annunciare che, per la tutela della nostra immagine e dignità, nulla più sarà lasciato al caso, facendo ricorso a tutte le vie giudiziarie necessarie, finanche arrivare alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, intenderemo difenderci. Affermiamo con certezza che la realtà non è proporzionata al tenore e numero di articoli che si leggono in prima pagina quasi quotidianamente, e ci fa sorridere il fatto che a tanto risalto mediatico non corrisponda la gravità che si vuol far evincere dai comunicati stessi. Quello che ci conforta però è che, paradossalmente, questo stato di cose che si perpetua ormai da anni, cioè l’infinito tentativo di diffamare ad ogni costo (a quale fine!?), invece di trovare consensi nell’opinione pubblica sta avendo l’effetto contrario, tanto che è sempre più crescente quella porzione di cittadinanza indignata e solidale per il trattamento da noi subito. Solo in ordine di tempo cronologico, la vicenda che ci ha visti colpiti come famiglia per la perdita violenta del congiunto Giovannino Caputo, qui ancor prima che gli inquirenti preposti diffondessero qualsiasi ipotesi in merito , il nome della vittima veniva accostato da certi tipi di giornalisti (ormai sempre i soliti)ad ipotesi mafiose, e dato in pasto dalla stampa con accanto la foto di Salvatore Mazzei, mai condannato per delitti di mafia, ma lo stesso chiamato in ballo. Dolore su altro dolore, per un uomo ucciso due volte, e l’ennesimo caso che ha suscitato rabbia ma anche indignazione per il comportamento di alcune istituzioni, di fatti incoraggiati dalle istanze di tanti cittadini che hanno voluto confortarci in quel momento, non possiamo non aggiungere che rimaniamo costernati di fronte al silenzio strisciante dell’amministrazione comunale con in testa il suo sindaco, che sempre pronto a dispensare solidarietà per gesti molto meno gravi, non ha reputato necessario presenziare i funerali di un onesto commerciante lametino scomparso in situazioni tragiche, al contrario di quanto fatto da altre personalità istituzionali, politiche e semplici cittadini, il primo cittadino non ha espresso la minima solidarietà. (Nella foto piccola, l'imprenditore Salvatore Mazzei. Nella slide, i palazzo che ospita la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo)
Armando Mazzei
Lamezia Terme