Famiglia su pratoWashington, 30 gennaio 2015 - Parlare lentamente con voce cantilenante e utilizzare parole dolci, ma strane, per comunicare con i propri figli sin dai primi mesi di vita, potrebbe essere un errore. Secondo uno studio condotto dall'Istituto Riken in Giappone e del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, sarebbe meglio rivolgersi al proprio piccolo come si fa normalmente con un adulto.

Per arrivare a questi risultati, pubblicati sulla rivista Psychological Science, i ricercatori hanno confrontato il linguaggio di un campione di 22 mamme quando si rivolgevano al proprio piccolo che aveva dai 18 ai 24 mesi e il linguaggio usato quando invece il proprio interlocutore era un adulto. In particolare, gli studiosi hanno analizzato e confrontato tra loro la comprensibilità degli approcci linguistici delle mamme coi propri bambini e con altri adulti. Ebbene, dai risultati è emerso che il contrasto sonoro tra sillabe tra loro simili e quindi facili ad essere confuse, come "ba" e "pa", (indice di comprensibilità) è in realtà maggiore quando ci si rivolge a un adulto che non quando ci si rivolge a un bimbo piccolo. In pratica, una frase pronunciata con voce cantilenante e scandendo bene le parole, magari accentuando i suoni, è meno comprensibile della stessa frase pronunciata normalmente. (Agi)