Ustica resti aereoLamezia Terme, 27 giugno 2019 - Alle 21,04 del 27 giugno 1980 il Dc 9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo, precipita nel mar Tirreno con a bordo 81 passeggeri, tutti morti. Nei giorni successivi si parlerà di cedimento strutturale dell'aereo e negli anni a seguire fu messo in atto il solito modus operandi dei servizi segreti, ovvero il depistaggio.

Seguirono quasi quarant'anni di menzogne per nascondere quella che ,col ritrovamento dei resti del caccia  libico a Castelsilano in Calabria nel luglio del 1980, apparve ai più l'ipotesi più plausibile: un missile aveva per errore abbattuto il Dc 9. Anche se ancora le dinamiche a distanza di 39 anni non sono chiare, un caccia della Nato o francese più verosimilmente, avrebbe abbattuto per errore con un missile l'aereo Dc 9 mentre stava volando su quel tratto di cielo, volendo in realtà colpire un velivolo libico che percorreva lo stesso spazio aereo e sul quale, secondo altre ipotesi, vi stava Gheddafi. Le varie sentenze che seguirono ed ultima quella dello scorso febbraio da parte della Corte d'Appello di Palermo, hanno stabilito che vi fu depistaggio, confermando la condanna inflitta ai ministeri della Difesa e dei Trasporti nel 2016 da parte del Tribunale civile di Palermo. Ancora oggi non è stata restituita dignità ai familiari delle vittime che non solo non hanno ricevuto il giusto risarcimento, ma che ancora dopo 39 anni ,non hanno chiara la dinamica e le cause di quella tragedia. Hanno sopportato anni ed anni di bugie,depistaggi ed umiliazioni , questo in perfetta consuetudine di una prassi tutta italiana come per altre stragi, prima fra tutte ,quella di Bologna avvenuta il 2 agosto dello stesso anno 1980, nei quali lo stesso Stato è complice in un atto ignominioso che grida Vergogna!