Panedigrano_Nicolinofotino2Lamezia Terme, 3 aprile 2011 – Riceviamo e pubblichiamo. Caro Nichi Vendola, è chiaro che una lettera di solidarietà non la si nega a nessuno e soprattutto ad uno dei (credo) pochi sindaci del partito di cui si è leader. Ed è chiaro che sia giusto e doveroso chiedere l’impegno del Governo centrale per lo smantellamento dell’orribile ghetto di Scordovillo. Ma in particolare da te, che con la tua fine capacità di analisi e con il tuo carisma riesci a parlare al cuore degli umili e degli indifesi e che da presidente della Regione Puglia hai dimostrato come si possano affrontare e risolvere i problemi di questi ultimi insieme a quelli di tutti gli amministrati, ci saremmo aspettati una riflessione più alta sul ritardo con cui questo grave ed annoso problema viene affrontato e sul perché si sia dovuto attendere l’intervento (di supplenza) della procura della Repubblica per finalmente agire. La sinistra certo non ci fa una bella figura quando un procuratore, dopo un po’ dal suo insediamento, si vede costretto a chiedere il sequestro di un campo rom, ridotto ad una bidonville che ci disonora, per svegliare dal letargo Giannetto Speranza, “il sindaco buono”. Anche perché, come di certo ti avranno informato i tuoi compagni di partito, il problema di Lamezia è del tutto diverso da quello che attanaglia città come Roma e Milano. Qui si tratta di cittadini lametini e non di immigrati accampati. Si tratta di un campo in cui sono brutalmente costrette a vivere, per esempio, alcune famiglie di etnia rom che sono già integrate nella società: gente che ha un lavoro, che manda i figli a scuola, che non sopporta di essere sottoposta alla violenza degli altri accampati dediti alla malavita, che vorrebbe avere ed ha diritto ad avere una casa dignitosa. Si tratta in ogni caso anche di bambini e nuclei familiari italiani di etnia rom, che l'Amministrazione comunale avrebbe avuto, e da tempo, il dovere di non abbandonare in mezzo ai topi, alla sporcizia, al degrado, alla violenza (chi di noi può dimenticare il recente ferimento di una bimba di 9 anni o i danneggiamenti alla cooperativa Ciarapanì composta in prevalenza da lavoratori di etnia rom?), ma avrebbe avuto invece l'obbligo di integrare nella città distribuendoli a gruppi familiari su tutto il territorio comunale per impedire così che si potessero riformare altri ghetti e per scongiurare che chi di loro si dedica all'accattonaggio o a commettere quei tanti reati che affliggono gli altri cittadini lametini possa far leva sulla forza, sulla paura, sulla impenetrabilità del ghetto per costringere gli altri accampati all'omertà ed alla connivenza. Come hai tu stesso dimostrato con il tuo agire da governatore della Puglia, è questo che il popolo del centrosinistra chiede ai suoi amministratori. E non certo di contornarsi ripetutamente, come va facendo Speranza dietro la maschera di bravo ragazzo, di collaboratori legati alla rete di Why Not o in conflitto di interesse (tristi epigoni di Berlusconi) per miseri finanziamenti comunali, e addirittura di sdoganare il precedente sindaco artefice del secondo scioglimento per mafia del nostro Consiglio comunale, cercando con lui una innaturale intesa sul bene di Lamezia.

 

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