De_Loggia_Ernesto_GalliLamezia Terme, 1 marzo 2012 - Riceviamo e pubblichiamo. Ci permettiamo con assoluta umiltà far conoscere il nostro punto di vista al prof Ernesto Galli Della Loggia. Per sottolineare come prima cosa che noi non avvertiamo nessuna nostalgia per il Gran Conte, come sembra avere, affettuosamente, l’editorialista del Corsera. E questo perché il Gran Conte fu, a nostro giudizio, portatore e massima espressione di tutti quegli elementi politici davvero assai discutibili per non dire  poco nobili, di idealità assenti, dell’utilizzo di strumenti davvero abietti. Occorre chiarire sin da subito che la nostra posizione riguardo a quell’importante segmento storico, che concerne il periodo unitario e postunitario, con l’entrata nella scena e nella storia del movimento dei Briganti, è molto più problematica rispetto alle certezze assolute di cui è massimo rappresentante il prof Della Loggia. Come pensiamo che ridurre il grande movimento, che si è affacciato e poi diffuso negli ultimi decenni del secolo scorso,proprio nel Sud, ad una semplice ridicola  e macchiettistica riproposizione  filo-borbonica, sia del tutto distorta e mistificatrice. C’è sicuramente dell’altro che merita di essere approfondito. Ci permettiamo ricordare allo storico Galli Della Loggia che quando la maggioranza dei Briganti lanciava in quel momento storico un forte grido per l’attentato alla terra, che equivaleva alla loro sopravvivenza,era un grido non per i regnanti del tempo, ma era con tutta evidenza la giusta ribellione di tutti i diseredati del mondo e della Storia. Noi così vogliamo vederli! Come giudica il”nostro storico”la ballata di Eugenio Bennato “BRIGANTE SE MORE”?Oggi più che mai essa ha contribuito in parte a rovinare la festa di tutti i nostalgici moderni, e di cui fa parte il bel noto editorialista, per il 150° anniversario dell’Unità. Il suo successo è dovuto,noi riteniamo sempre con assoluta modestia al fatto che non è l’inno di una dinastia, ma l’inno dei Briganti. Niente a che fare con discorsi filo-borbonici. Allora ,come esimersi dall’ Interpretare e riscrivere la Storia, onorare i tanti Briganti, gli stessi caduti di Gaeta, come anche il comportamento di Francesco e Sofia; rendere giustizia alle migliaia di soldati e contadini fucilati per rappresaglia, analizzare la spoliazione del Sud e le cause della Questione Meridionale? Lo storico ,qualunque storico che meriti di essere definito tale  dovrebbe fare. Chiedere la restaurazione del Regno delle Due Sicilie e il ritorno dei discendenti della casa reale borbonica è una cosa che nessuna mente libera ed equilibrata, e noi fra questi, può neanche lontanamente pensare. In quanto uomini liberi la rivendicazione che noi propugniamo della “Cultura” del Sud non ci fa certamente cadere,  nella trappola di una logica nostalgica e provincialistica. La scarsa popolarità di cui godrebbe oggi il Gran Conte, e di cui si rammarica e si lamenta Della Loggia, è  il risultato non di una scarsa conoscenza storica, , ma di una conoscenza relativa al ben noto e approfondito ruolo politico svolto dal Cavour  in quegli anni. Esattamente il contrario! La vicenda storica che  vide protagonista Garibaldi e le sue Camicie Rosse, lo sbarco in Sicilia, scandito dagli slogan della “Rivoluzione Sociale”, assegnazione delle terre ai contadini fa da contrappeso ai  Savoia e al  Gran Conte che fingono di inseguire l’eroe dei due mondi, ma in realtà gli hanno finanziato la spedizione e lasciano a Lui il compito di creare scompiglio, disordine, di sollevare le masse rurali contro la legge dei padroni. E’ lo stesso scompiglio che Cavour richiede per poter convincere Napoleone 3° e gli inglesi sulla necessità di intervenire nel Sud per rimettere a posto le cose e riportare l’ordine. Cosa che avverrà pochi mesi dopo con l’invasione piemontese senza neppure dichiarazione di guerra. Questa fase è quella del “Carattere Sociale”. I Savoia sono assenti dai proclami garibaldini. Si parla infatti di: Abolizione di tasse; Distribuzione delle terre a chi lavora; olti di quelli che combatteranno nelle file dei Briganti si schierano con Garibaldi. La Banda Muraca in Calabria, Carmine Crocco in Lucania, Pietro Monaco, prendono parte attiva all’insurrezione, accorrendo all’appello di Garibaldi. La 2° fase è caratterizzata dall’interevento in grande stile del Gran Conte e dei Savoia, che escono dall’ombra, gettando la loro maschera. Accantonano la questione dinastica, dando procedura immediata alla cosa più urgente: mettere in out la “DITTATURA SOCIALE” di Garibaldi. Il massacro di Bronte è indubbiamente il 1° segnale della reazione della politica piemontese. E sono i fucili garibaldini di Nino Bixio a far fuoco sui poveri e sbalorditi contadini siciliani allineati contro il muro. Nella strategia dei Savoia ci fu,quindi, priorità assoluta ad esautorare Garibaldi dittatore. L’”OBBEDISCO” fu il segnale evidente che l’avventura libertaria era finita. I potenti europei, ieri come oggi, potevano star tranquilli: ci avrebbe pensato Cavour e l’esercito sabaudo a mettere le cose a posto. Il popolo avrebbe dovuto abbandonare: a) le velleità rivoluzionarie; b) le pretese sulle terre  e rassegnarsi  alla leva obbligatoria e alle tasse  ;  alle vessazioni del despota piemontese. Garibaldi andava quindi tolto di mezzo: Lui e tutti i suoi proclami. A questo punto Cavour e Vittorio Emanuele 2° possono decisamente rivolgersi contro il Borbone: il nemico da abbattere, la dinastia da tradire, bombardare ed umiliare. E’ questa la fase in cui l’istanza sociale, la difesa della propria terra, contro tutti i soprusi e le angherie piemontesi, si allineano con la fedeltà dinastica: a) contro le sopraffazioni del nuovo despota; b) contro l’indiscriminata razzia dei beni materiali trasportati al Nord ; c) contro l’incomunicabilità tra i vecchi servi e i nuovi padroni, scatta la rivolta di : IDEAILSTI, MILITARI fedeli a Francesco 2°, BRIGANTI ribelli, uniti tutti nel rigettare l’arrogante e sleale esercito nemico. Perché, caro prof Della Loggia, i festeggiamenti fatti in occasione dell’Unità sono stati così superficiali e privi di significato storico? Sono stati  festeggiamenti sostanzialmente piatti sul piano reale e critico,  hanno portato nessuna novità storica. Soprattutto, Lei e tanti storici di regime come li avrebbe definiti Gramsci, non avete colto l’occasione per fare una cosa importante, cioè quella di prendere atto che ci fu una spietata guerra civile, raccontata a suo tempo in modo esemplare dallo stesso Gramsci e Nitti. Si continua a spiegarla nella società e quindi anche a scuola secondo dei canoni sicuramente superati dalla storiografia seria. Un esempio fra tutti : Pontelandolfo distrutta dall’esercito sabaudo per rappresaglia attende ancora le scuse. Scuse che sono state fatte dal governo USA agli indiani di Sand Crek ( famosi anche perché il grande e indimenticabile Faber dedicò loro una sua canzone). Sarebbe stato necessario almeno il rispetto per la verità. Abbiamo visto meeting, dibattiti televisivi, show, in cui , veramente, non si è detto niente. Lei stesso Galli Della Loggia, con la sua nostalgia per Cavour, continua a non dire niente di niente,niente di nuovo mentre Aprile ed altri dicono cose nuove, interessanti ed importanti,condivisibili o meno,ma sicuramente diverse. La celebrazione del 150° ha rifiutato il dibattito. Le varie associazioni e partiti del Sud dovrebbero far fronte comune per portare in piazza la grande potenza, di natura diversa, che è la Cultura. E’ importante che ci sia unità di intenti fra tutti quelli che hanno il privilegio dopo i 150 anni di tentare di conoscere la vera Storia. Quella Storia che per 150 anni è stata ignorata e molti meridionali ancora la ignorano. Come la ignoravano allora. Infatti nel 1860-61 gran parte della borghesia del Sud diede spazio e fiato a personaggi, tanto cari al prof Della Loggia, come Liborio Romano, Cavour, La Marmora, o a quei cialtroni e delinquenti come Cialdini. E si schierarono dalla loro parte. Poi, prof Della Loggia , c’erano i BRIGANTI. Traditi ,così come ancora oggi si tradiscono le giuste aspettative della verità storica e di un popolo che a distanza di tanti anni attende giustizia e verità.

Associazione Mondo Libero
Dipartimento storico