Lamezia Terme, 26 maggio 2018 - Ha un nome è un volto il presunto assassino del 51enne Luigi Berlingieri, freddato a colpi di fucile all’interno del campo rom di Lamezia Terme. Si tratta di Salvatore Amato, 31 anni fermato dalla polizia con l’accusa di essere lui l’autore del delitto. L’uomo è stato “beccato” in un appartamento della zona denominata “Campa di cavallo”.
E’ accusato di omicidio, porto abusivo di arma e ricettazione. L’annuncio del suo fermo è stato dato nel corso di una conferenza stampa che si è svolto presso il commissariato di Lamezia in via Perugini. Presenti, il procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Curcio, il questore di Catanzaro, Amalia Di Rocco, il dirigente, Marco Chiacchiera. Secondo quanto dichiarato, la lite sarebbe avvenuta per la circolazione di un quad all'interno del campo. Amato sarebbe intervenuto con la propria arma, un fucile calibro 12 che teneva nascosto all'interno della cavità di un albero, per venire in soccorso del fratello coinvolto nella lite. Durante la lite che ha coinvolto diverse persone, Amato avrebbe esploso i colpi in faccia a Berligieri. Soccorso e portato all’ospedale è deceduto poco dopo. Sarà l'autopsia sul suo corpo della vittima a stabilire se il presunto omicida ha sparato con la volontà di uccidere o per caso fortuito.
Intanto, questo grave episodio fa riesplodere la questione Rom a Lamezia Terme. All'emergenza igienico-sanitaria che da anni incombe sulla baraccopoli più grande della Calabria, si aggiunge, se mai ce ne fosse stato bisogno, una questione di ordine pubblico che si trascina da anni e che oltre ai problemi di natura sociale, ha assunto i crismi di una vera emergenza ambientale per via che dalla zona di Scordivillo dove è ubicato, si levano colonne di fumo nero causato da incendi di pneumatici e altro materiale altamente nocivo per la salute dei residenti dell'intera area circostante. Si tratta di fato di emissioni di diossina. E in conferenza stampa, è stata rievocata proprio questa situazione di profondo degrado in cui versa questa parte della città.
Da oltre 40 anni la questione Rom a Lamezia è irrisolta. Non è bastata l'ordinanza di sgombero del procuratore della Repubblica, Vitiello nel marzo 2011. Ad oggi i cittadini esasperati invocano un immediato intervento da parte della Commissione straordinaria che guida il Comune dopo lo scioglimento per mafia. Sulla questione dello smantellamenti del campo rom, si sono espressi prima il procuratore Curcio e poi il questore Di Rocco.
Il capo della procura lametina ha parlato di “apertura di nuovi fascicoli. I problemi del campo sono di natura politica amministrativa ma anche ambientale, proprio per la necessità di bonificare quelle aree oggetto in passato di attività di inquinamento non indifferente, sui quali la Procura ha aperto nuovi fascicoli. C’è su questi punti una grande attenzione investigativa e speriamo - ha aggiunto Curcio - in un lasso di tempo non lungo, di arrivare a determinati risultati. C’è poi una problematica strettamente legata alla politica giudiziaria e all’analisi dei reati che si consumano nel territorio di Lamezia, molti dei quali, dal cavallo di ritorno alle rapine, coinvolgono sistematicamente soggetti gravitanti all’interno del campo”. Il questore, dal canto suo ha evidenziato che “per lo sgombero del campo rom di Scordovillo dovrebbe esserci a breve un censimento da parte del Comune, stiamo collaborando e abbiamo dato la nostra massima disponibilità. Stiamo affrontando la questione sotto diversi punti di vista dovrebbe esserci a breve un censimento da parte del Comune che sinora non era stato fatto e siamo disposti a collaborare, anche se molte dinamiche, legate al trasferimento e alla nuova sistemazione dei rom, non sono propriamente di competenza delle forze dell’ordine”.