Lamezia Terme, 4 aprile 2020 - La decisione della Corte d’Appello di Catanzaro di concedere gli arresti domiciliari a Vincenzino Iannazzo detto "il moretto", presunto capo della cosca omonima di Lamezia Terme (condannato a 14 anni 6 mesi), a causa del suo stato di salute per un deficit immunitario riscontrato - e quindi a rischio per l'emergenza sanitaria in atto da coronavirus - ha richiamato l'attenzione politica di Lega e Cinquestelle che lanciano severe critiche.
“Con la scusa del rischio contagio, un pericoloso boss calabrese come Vincenzino Iannazzo va ai domiciliari perché gli hanno riscontrato un deficit immunitario. Il tutto - dichiarano i parlamentari della Lega nella commissione Antimafia, Gianluca Cantalamessa, Michelina Lunesu, Enrico Montani, Andrea Dara, Luca Rodolfo Paolini, Pasquale Pepe, Erik Pretto, Gianni Tonelli e Francesco Urraro - mentre la maggioranza insiste per realizzare un indulto mascherato, come premio dopo decine di rivolte nelle carceri italiane. Col pretesto del virus, stiamo assistendo a una serie di drammatiche sconfitte dello Stato”.
Anche da Cinquestelle arrivano critiche. In particolare dai parlamentari, Giuseppe D’Ippolito e Nicola Morra, presidente della commissione bicamerale Antimafia. "Colpisce e desta umano, profondo sconcerto l’ordinanza con cui la seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha scarcerato, ponendolo ai domiciliari, Vincenzino Iannazzo, ritenuto capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, attiva nel territorio di Lamezia Terme. Si tratta di una decisione del potere giudiziario, assunta sulla base di un’autonoma valutazione di incompatibilità di Iannazzo, condannato a 14 anni e mezzo di reclusione, con il regime carcerario in questa fase di emergenza sanitaria causata dal nuovo coronavirus. Non possiamo però esimerci dall’esprimere le nostre legittime preoccupazioni per questo provvedimento. Ci chiediamo, infatti, se nello specifico a Iannazzo non si potessero proprio dare adeguate assistenza medica e sanitaria dentro il carcere, in considerazione del deficit immunitario riscontrato nei riguardi dello stesso detenuto. Ci auguriamo – concludono D’Ippolito e Morra – che nelle sedi competenti ci sia al più presto un ulteriore approfondimento, che doverosamente sollecitiamo, sulla possibilità di mantenere in carcere Iannazzo, evitandone i domiciliari e migliorando l’assistenza medica e sanitaria cui ogni detenuto ha comunque diritto".