"Nei prossimi decenni dovremo affrontare il problema di come conciliare la crescita della popolazione con la limitazione dell'estensione del pianeta", ha detto il demografo Massimo Livi Bacci, dell'Università di Firenze e accademico dei Lincei. "Ormai circa due terzi della superficie terrestre è antropizzata, direttamente o indirettamente", ha osservato.
A pesare sull'ambiente sono soprattutto quattro fenomeni: il primo, più comune in America Latina e Africa, è "l'immigrazione nelle grandi foreste pluviali, che con la deforestazione mette in pericolo un fattore di equilibrio importante per il pianeta"; il secondo fattore, ha detto ancora Livi Bacci, è "l'addensarsi della popolazione in aree fragili, come le fasce costiere", come accade soprattutto nell'Asia Sud orientale; in terzo luogo sul bilancio del pianeta incidono le megalopoli popolate da almeno dieci milioni di persone, aumentate dalle dieci che erano nel 1990 e alle 35 attuali, concentrate in Asia, Africa e America Latina: "sono addensamenti non pianificati e cresciuti negli ultimi 50 anni, grandi consumatori di energia; il quarto fenomeno è infine la desertificazione, che in alcune aree di Africa e Asia meridionale genera un impoverimento della popolazione che può determinare pressioni migratorie.
Le possibili soluzioni, secondo Livi Bacci sono tecnologie per "produrre energia più pulita e frenare le emissioni di gas serra". Inoltre nelle zone in cui la natalità è molto elevata, come alcune aree dell'Africa subshariana, "si potrebbero adottare politiche per il controllo delle nascite che hanno funzionato finora in altri Paesi, come è avvenuto in India". Altre contromisure, ha aggiunto, potrebbero puntare su un maggiore livello di istruzione e nel rendere le donne meno dipendenti dalle decisioni del clan, nell'introdurre regole per gli insediamenti in aree fragili e protette, come l'Amazzonia, e nella pianificazione delle città. (Ansa)




