Mercoledì, 21 Novembre 2018

Gigliotti Giuseppe2Lamezia Terme, 30 ottobre 2018 -  "Si moltiplicano in questi giorni di inizio autunno il rosso, l' arancione e il giallo degli allarmi delle Protezione civile nazionale e di quelle regionali. I sindaci chiudono scuole e invitano a non uscire di casa, a evitare spostamenti, zona basse e sottopassaggi. Tanti avvisi, ripetuti, corretti, aggravati. Delle serie "noi ve lo abbiamo detto" oppure "uomo avvisato mezzo salvato". Già, mezzo salvato. Solo mezzo. Perché poi si muore, quasi a ogni perturbazione. Ne sappiamo qualcosa noi lametini e calabresi.  Fenomeni sempre più violenti, devastanti, distruttivi".

Così, Giuseppe Gigliotti presidente Italia Nostra Lamezia Terme. "Si muore di frane, si muore di calmi torrenti trasformati in pochi minuti in tumultuose colate, si muore in strade crollate e in case costruite dove non dovevano essere costruite, si muore sotto un albero schiantato. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. Ed è già così, come da anni ci avevano avvertito gli scienziati. Lo sapevamo, lo sappiamo. Come sappiamo che ben nove regioni italiani hanno il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico, e altre sei tra l' 80 e il 100%. La Calabria e Lamezia se non si cambia rotta intravedono un futuro a tinte molto fosche.Un' Italia fragile, un'Italia debole. Ancor più di fronte ai mutamenti climatici che ogni giorno che passa si fanno sentire in modo sempre più forte. E noi che facciamo? Avvisiamo. Ma è come se ci si limitasse e dire "al ladro al ladro" senza poi fare niente per evitare i furti. Basta chiudersi in casa? Evidentemente no, ancor di più se abusiva, costruita violando vincoli idrogeologici, magari in un vallone in forte pendenza, su terreno franoso o addirittura nell'alveo di una fiumara. Quanti esempi:basta guardarsi intorno.Fatti purtroppo non rari in tanti nostri territori. La legalità non è solo rispetto delle leggi, ma anche e prima di tutto tutela della vita. Che spesso porta a dover dire molti "no". Anche se si perde consenso e qualche voto. Altri sono i "sì" che andrebbero detti. In questi giorni si parla molto di grandi opere, sicuramente utili al Paese, ma la grande opera veramente necessaria all' Italia è la messa in sicurezza del suo territorio da frane, alluvioni e terremoti. Servono tanti soldi, è vero, ma lo si dice da decenni e a ogni morto ci si accorge che poco è stato fatto, poco è stato speso. Eppure una grande opera di questo tipo, oltre a mettere in sicurezza il Paese, creerebbe tanti posti di lavoro, lavoro vero, ridarebbe fiato a tante piccole e medie imprese, sarebbe questo sì un volano per la nostra economia. Molto più di provvedimenti che promettono reddito, e non creano lavoro. Siamo convinti che anche l' Europa approverebbe un bel pacchetto di miliardi destinato a risanare il nostro territorio, e consentirebbe anche di derogare dai vincoli del Patto di stabilità. Perché questi sarebbero soldi spesi bene, sono investimenti sul presente e sul futuro. E non si dica ancora una volta, comodo alibi, che i soldi sono pochi, che non basteranno mai. Vanno trovati con giudizio e, poi, spesi bene. Bene e rapidamente. Superando intoppi burocratici e assurde posizioni del "no". I primi hanno bloccato per anni la messa in sicurezza dei torrenti,  Purtroppo oggi, e lo abbiano dovuto più volte denunciare, si è deciso di eliminare una struttura che insieme all'analoga che si occupava della sicurezza delle scuole, altra grave questione nazionale, ritrasferendo le competenze ai ministeri dell' Ambiente e dell' Istruzione. Decisione precipitosa e, come abbiamo già scritto, sbagliata (anche se siamo pronti a ricrederci e, speriamo di farlo, davanti a risultati positivi). Bisogna che sia chiaro a tutti che non è più possibile continuare a parlare di emergenza, e non bastano allerte e avvisi. È il tempo della cura del territorio, del rispetto attivo dell' ambiente. Il Parlamento approvi in fretta la legge sulla difesa del suolo, bloccata da troppi interessi nella passata legislatura. Per fermare cemento e asfalto, i cantieri "cattivi", abusivi e no, che consumano terra e salute. E per incentivare i cantieri "buoni" che salvano le vite, dando lavoro vero e aiutando davvero l'economia. Anche piccole cose come la cura degli alberi in città, così sofferenti, fragili, abbandonati. Sintomo di colpevole disattenzione. I soldi per tutto questo sono davvero un investimento sicuro - conclude Gigliotti - e un lavoro degno e certo".

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