Venerdì, 16 Ottobre 2026

Muraca Luigi11Lamezia Terme, 8 marzo 2019 -  Sembra ormai chiaro che la Calabria stia per essere espulsa dal consesso civile ed istituzionale del Paese. Nel dibattito pubblico anche autorevoli commentatori e protagonisti del mondo della cultura si esprimono con fastidio, quasi con stizza, da destra a sinistra.

Non è solo il Prof. Alberto Brambilla, che appare da tempo uno strenuo difensore delle ragioni del Nord, a sostenere che la Calabria abbia bruciato tutte le occasioni; anche lo storico dell’arte Philippe Daverio qualche giorno fa ha affermato che da 150 anni si tenta la Calabria perde sistematicamente le occasioni di riscatto. Sta insomma prorompendo negli esponenti dell’intellighenzia italiana di destra e di sinistra la convinzione che la nostra regione non ce la può fare, che ha fallito troppe volte in tanti campi per poter ancora riscuotere fiducia e che si sono infiacchite anche le poche luci al cospetto di ombre gigantesche. A questo punto la Basilicata (non la Lombardia), con la Fiat e l’ENEA che consentono un minimo di sviluppo e Matera capitale della cultura, sembra irraggiungibile, come la Sardegna o l’Abruzzo, dove i leader politici sostano piacevolmente. La Calabria viene evocata per le condizioni inammissibili dei suoi Ospedali, per i 300 milioni di spesa relativa alla migrazione sanitaria (con trattamenti chemioterapici pagati 2 volte o terapie rimborsate dalla Regione erroneamente per pazienti non calabresi), per la necessità di un Decreto del Ministro della Salute atto a sostituire i vertici delle aziende, responsabili, ad avviso di Giulia Grillo, di sperperi di spettacolare incoscienza. Viene invocato addirittura il ritorno dei medici calabresi che operano fuori Regione, come se le istituzioni pubbliche fossero fuori controllo. Insomma, siamo in un tunnel in cui anche le luci appaiono fioche ed, in un clima di straordinarietà evidente, un provvedimento, come quello che attinge il Presidente della Regione, pur non essendo particolarmente afflittivo sul piano personale, diventa politicamente un macigno insuperabile. Sono un sincero garantista e mai ho condotto battaglie politiche su vicende giudiziarie ma la condizione in cui si trova Oliverio è indubbiamente ridondante nel resto del Paese sia sotto il profilo mediatico, sia nelle relazioni istituzionali, sia per l’esercizio delle sue funzioni. Il Presidente della Regione non ha potuto confrontarsi, come sarebbe stato naturale, né all’interno del suo partito (non mi pare che la Calabria sia tra le priorità di Zingaretti), né con i Ministri venuti ultimamente in Calabria, che però non hanno avuto un interlocutore nel Governatore, de facto commissariato, ed invero nemmeno troppo brillante nelle interlocuzioni istituzionali (l’irresolubile polemica con Scura e le nomine nelle Aziende Sanitarie in barba a Cotticelli appena nominato ne sono la prova). Peraltro, è la prima volta che la Calabria non ha un membro del Governo, neanche un Sottosegretario, ed anche questo è un segnale quasi di ripulsa verso la nostra Regione; dobbiamo tenerci solo la Presidenza della Commissione Antimafia, il nostro brand è quello ed il messaggio che viene consegnato ai calabresi altrettanto chiaro “pensate alla ndrangheta”. Mentre in TV campeggiano le immagini di San Ferdinando e degli invisibili di Arghillà, certamente in ognuno di noi calabresi esplode un sussulto di dignità, forse anche di ribellione ma la domanda è ineludibile: ce lo siamo meritato ? Purtroppo, in gran parte, si. La ndrangheta ci ha sfregiato ma il nostro rapporto con lo Stato è stato caratterizzato da un risentimento ancestrale che ci ha portato a ritenere utile gabbarlo, con le attività sovente rivolte ad eludere ogni onere e tributo, con le opere pubbliche che hanno visto consumarsi sperperi mostruosi, con la sanità spremuta sino al parossismo, come stiamo dolorosamente constatando, e con la giustizia che non sempre ha lasciato un marchio di oggettività nelle valutazioni. Hanno avuto storicamente un peso rilevante nella debolezza calabrese anche le divisioni cruente tra i territori, rafforzando quelli degli amici ed indebolendo quelli dei meno amici, in spregio alle vocazioni ed alle attitudini. Oggi, nel meccanismo di scelta del candidato alla Presidenza della Regione Calabria, la provincia di provenienza diventa dirimente, forse non avviene nemmeno tra i Dogon, una tribù del Mali. E con questo criterio sarebbe mai stato individuato Mario Draghi alla Presidenza della BCE ? Senza i grandi partiti di un tempo, hanno imperversato improbabili oligarchie, talvolta collegate al crimine, che hanno gestito in modo indegno gli enti pubblici locali, dalla Regione al più piccolo Comune, privilegiando mediocri, voltagabbana e farabutti, pregni esclusivamente di quella che Gian Antonio Stella definisce “importanzite acuta”. Eppure ci sono anche Parlamentari che onorano la Calabria, Consiglieri Regionali diligenti, Sindaci molto capaci, medici preparati, Magistrati che nella lotta al crimine vengono considerati tra i migliori al mondo ma ormai è tutto oscurato da una narrazione che legittimamente ci vuole incapaci di stare agganciati anche alla parte più debole del Paese, nonostante avremmo il diritto di contestare al Governo attuale (ed a quelli che lo hanno preceduto) di avere abbandonato la nostra regione. Non abbiamo nemmeno la forza politica di eccepire nulla sulle ingenti risorse impiegate per la TAV, il Terzo Valico, l’autostrada Milano-Bergamo-Brescia, la ferrovia ad alta capacità Brescia-Verona-Padova. Sono tanti, tantissimi soldi che il Paese ha scelto di spendere per rendere ancora più competitiva la parte dell’Italia più efficiente e legata all’Europa. Forse, se partisse un’autocritica asciutta ed aspra, la Calabria potrebbe ancora dare un segno di vitalità, altrimenti rischiamo di subire dulcis in fundo l’autonomia differenziata. Il Veneto chiede che i 9/10 del gettito riscosso nel territorio della sua Regione delle principali imposte erariali (IRPEF, IRES, IVA) rimangano lì a finanziare le nuove funzioni richieste, senza tenere conto delle Regioni con minore capacità fiscale e senza compensazione del fondo perequativo. In termini più chiari, la fine della Calabria. Lo si può fare solo in un modo, sfidando le Regioni del Nord sul piano della competenza, del rigore e della trasparenza. 

Avvocato e consigliere comunale di Lamezia Terme*

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