Mercoledì, 24 Luglio 2019

Internet1Reggio Calabria, 14 giugno 2019 - «Prevenire è meglio che curare». Il precetto latino che dal ‘600 è tutt’oggi lo slogan della medicina del lavoro ha tenuto banco al primo incontro del percorso di alta formazione per aziende e consulenti organizzato a Reggio Calabria dall’Ordine dei dottori commercialisti, in collaborazione con DiGiEs,Generali, Ismed group.

L’obiettivo è trovare soluzioni efficaci e innovative per arginare la pandemia di sequestri e confische che affligge l’economia dell’intera Italia. I numeri sono imponenti: Solo nel 2018 la Guardia di finanza (ha dichiarato il comandante generale Giorgio Toschi) ha chiesto di sequestrare a presunti mafiosi beni –  in gran parte imprese e quote societarie – per 4 miliardi e 800 milioni (più dello 0,2% del Pil previsto per il 2019 nel nostro Paese). Sono 21 i miliardi di produzione e 199mila gli addetti delle oltre 10mila imprese sequestrate, e attive, censite nel 2017 da InfoCamere. Ma una volta sottratte al controllo criminale queste imprese devono superare lo «shock da sequestro» e la correlata perdita di valore, di ostacolo al posizionamento sul mercato che spesso meriterebbero anche per ragioni di protezione sociale dei lavoratori impiegati. E non è tutto. Magistrati, amministratori giudiziari e Anbsc (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), vigilata dal ministero dell'Interno – nelle diverse fasi della procedura di sequestro prima e di confisca poi – devono evitare infiltrazioni criminali nelle filiere produttive e distributive di queste imprese. «Dunque – ha dichiarato Giovanni Mottura, presidente Inag (Istituto nazionale amministratori giudiziari) nel concludere i lavori – per prevenire la cura, lunga e difficile, delle misure di prevenzione è necessario che i sistemi produttivi e  professionali, insieme, ad ogni livello, promuovano da subito la politica della  “legalità conveniente”, realizzando inadempimenti contrattuali che si ripercuotono  negativamente sui risultati della gestione delle imprese». La ricetta proposta da  Mottura è davvero semplice, immediatamente cantierabile, economica e conveniente. Basta  solo copiare e applicare in via preventiva la buona pratica della «bonifica di  legalità» delle filiere produttive e distributive di imprese liberate dal controllo  criminale avviata ad aprile da Anbsc (Agenzia nazionale per l'amministrazione e la  destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), vigilata  dal Ministero dell'Interno, con gli strumenti del “rating reputazionale digitalizzato”  integrabile dal “riconoscimento di affidabilità” a garanzia di consumatori e utenti,  per superare lo «shock da sequestro» delle imprese sottratte alle mafie e laconseguente perdita di valore, ostacolo al loro posizionamento sul mercato che spesso  meriterebbero anche per ragioni di protezione sociale dei lavoratori impiegati.Per Domenico Marino, professore università di Reggio Calabria, componente la Task Force Intelligenza Artificiale dell'Agenzia per l'Italia Digitale – Presidenza del Consiglio  dei ministri: «Il “rating reputazionale” è sicuramente una delle innovazioni sociali 
che possono contribuire a migliorare il livello di trasparenza, il grado di legalità e  la qualità complessiva della vita. L'introduzione di questo strumento di certificazione  faciliterebbe le transazioni, migliorerebbe la qualità dei servizi, permetterebbe una  discriminazione effettiva dei prezzi sulla base di criteri di qualità certificati». Gian Maria Fara, presidente Eurispes, ha commentato: «Quando la reputazione di un individuo incontra la giurimetrica il terreno di azione dei professionisti del falso si restringe». E allora – emulando l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – ai sistemi pubblico e privato, imprenditoriale e professionale, non resta che premereil pulsante per attivare l’ «infrastruttura digitale di qualificazione reputazionale documentata e tracciabile» idonea a innescare il circolo virtuoso che garantisce sia alla pubblica amministrazione, sia agli operatori economici (enti, imprese, professionisti), sia a consumatori e utenti, compensi variabili in relazione al contributo fornito da ciascuno per qualificare in modo oggettivo e misurabile – rendendola conoscibile – la reputazione documentata e tracciabile propria e delle controparti in tutti i rapporti obbligatori e personali. Per la prima volta la funzione manageriale «compliance» istituita da imprese ed enti – che garantisce correttezza delle procedure e rispetto delle norme al fine di non incorrere in sanzioni che potrebbero danneggiare la reputazione dell’impresa o dell’ente nei confronti di tutti gli stakeholders (fornitori, collaboratori, clienti sottoposti all’analisi del merito di credito per pagamenti dilazionati o soggetti ad obblighi di adeguata verifica antiriciclaggio) – si trasforma da centro di costo in inedito centro di ricavi, costruendo al contempo l’esimente delle responsabilità di amministratori, componenti l’Organismo di Vigilanza e dirigenti, correlate a comportamenti suscettibili di essere addebitati sul piano della responsabilità amministrativa per fatti dipendenti da reato previsti dagli articoli da 24 a 25 terdecies decreto legislativo 231/2001. In questa rivoluzione culturale sono impegnati un nutrito gruppo di partner tecnici non profit. Prima tra tutti Apart (Associazione professionale auditor reputazione tracciabile), dal 17 dicembre 2018, dopo un complesso iter durato 18 mesi, vigilata dal ministero dello Sviluppo Economico, che – con specifici bandi – ha avviato la selezione e qualificazione di 42mila professionisti, a numero chiuso (di cui 1.442 in Calabria), ovviamente con reputazione ineccepibile, specialisti di «reputazione documentata e tracciabile». Si tratta di 12mila Ram (Reputation audit manager) –412 in Calabria – che saranno incaricati di attestare la genuinità dei documenti necessari alla determinazione ed aggiornamento costante dei «rating reputazionali digitalizzati», coadiuvati da 30mila Rater (Reputation and trust expertise representative) – 1.030 in Calabria –  tutti qualificati ai sensi della legge 4/2013 che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi. Nulla èlasciato al caso perché Ram e Rater – titolari dell’«attestato di qualità e qualificazione professionale dei servizi» ai sensi della richiamata legge 4/2013 – sono assicurati con  una rivoluzionaria ed esclusiva polizza di responsabilità civile professionale, messa a punto in quasi un anno di lavoro da Blue Underwriting, sottoscritta da Axa Xl Insurance con Mevaluate holding (socio fondatore Apart), che tra le originali garanzie contempla anche il risarcimento  relativo a «spese per il ripristino della reputazione» con l’obiettivo strategico di favorire  nuova occupazioneprofessionale di qualità. Un ruolo determinante è svolto da Crop news Onlus, editore del periodico online Crop news (Cronache reputazionali oggettive personalizzate) che pubblica i «rating reputazionali digitalizzati»a prezzi accessibili per chiunque (gratis per i soggetti economicamente svantaggiati).Infine Federazione consumatori – costituita per lo scopo da Codacons, Codici, Konsumer Italia e aperta ad altre associazioni che vorranno aderirvi – attribuisce agli operatori economici che nefanno richiesta (gratuitamente ai soggetti svantaggiati) il «riconoscimento di affidabilità» mediante l’utilizzo dei «rating reputazionali digitalizzati» della filiera produttiva e distributiva.Ora ciascuno diventa protagonista della legalità collettiva che diventa «legalità conveniente» e con esattezza scientifica potrà misurare il grado di fiducia meritato dalle controparti nei rapporti obbligatori e dagli interlocutori nelle relazioni personali.Con il «rating reputazionale digitalizzato» la reputazione di ognuno evolve da percezionesoggettiva, priva di valore riscontrabile, in un «nuovo asset» per tutti e per sempre, valorizzatoeconomicamente, dalle caratteristiche straordinarie grazie agli algoritmi Mevaluate validati da istituzioni private e pubbliche. Difatti, questo nuovo asset è indipendente, perché non influenzato da alcun gruppo o potere, incorruttibile, perché frutto di un calcolo, certo, perché derivato unicamente da documenti originali prodotti dagli interessati (nessun problema di privacy) esoggetti a «controllo pubblico diffuso», verificati quanto alla rispettiva genuinità da professionisti Ram e Rater con specifica qualificazione che la Regione potrà promuovere e incentivare,  dinamico,perché aggiornato entro trenta giorni da ogni intervenuta variazione, autorevole perché  ispirato dal Codice della reputazione universale (Cru) sul modello della Dichiarazione  universale dei diritti dell’uomo promossa dalle Nazioni Unite, che definisce i principi etici e regolamentari  su cui si fonda il Cru, e certificato dal Comitato etico mondiale che presidia la coerenza del  rating con iprincipi etici del Codice e ne garantisce affidabilità e uniformità a livello  internazionale attraverso specifiche «note-paese».Così il contrasto a corruzione e mafie diventa digitale e si sviluppa nell’Infosfera  (termini macedonia di «informazione» e «sfera») e cioè – riprendendo la definizione del filosofo Luciano Floridi (ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, Oxford Internet Institute, direttore del Digital Ethics Lab) – nello spazio semantico costituito dalla totalità dei documenti, degli agenti e delle loro operazioni dove per «documenti» si intende  qualsiasi tipo didato, informazioni e conoscenza, codificata e attuata in qualsiasi formato semiotico,  gli «agenti» sono qualsiasi sistema in grado di interagire con un documento indipendente (ad esempio  una persona, un’organizzazione o un robot software sul web) e il termine «operazioni» include qualsiasi tipo di azione, interazione e trasformazione che può essere eseguita da un  agente e che può essere presentata in un documento. Il «rating reputazionale digitalizzato» nell’Infosfera è diverso per le persone fisiche e per imprese ed enti. Per le persone fisiche, ad esempio per i professionisti, è dato nella forma  A-A-A-100-100 (il migliore, mentre il peggiore è espresso in Z-Z-Z-0-0) ed è suddiviso in cinque  sub-rating reputazionali: penale (documentato dai certificati del casellario giudiziale; misure di  prevenzione; carichi pendenti Procura della Repubblica competente per il comune di residenza degli ultimi dieci anni; iscrizione nel registro notizie di reato della medesima Procura della  Repubblica); civile(documentato sia dal certificato del casellario giudiziale generale, sia dagli atti  giudiziari oggetto di profilo reputazionale contro un terzo – promosso da uno o più contraenti attori in  giudizio avverso i contraenti convenuti nel medesimo giudizio – inviati al periodico online Crop news e  sintetizzati nell’apposita sezione Cronache giudiziarie – Lettere al Direttore); fiscale  (documentato dal certificato dei carichi pendenti risultanti al sistema informativo dell’anagrafe tributaria); lavoro e impegno civile (documentato da abilità, competenze, meriti, verificati da dichiarazione redditi,bilanci, polizze assicurative a tutela dei terzi, referenze di clienti o datori di lavoro, ecc.); studi e formazione (documentato dai certificati relativi ai titoli di studio conseguiti e agli  obblighi di aggiornamento professionale imposti dalla legge). Invece per il «rating reputazionale digitalizzato» di imprese ed enti alcune certificazioni sono peculiari e, ovviamente, il sub-rating studi e formazione non è previsto. In sostanza il «rating reputazionale digitalizzato» è semplice e immediato per l’utente, anche se complesso nelle regole e negli algoritmi proprietari che lo definiscono e che sono  “aperti”, nelsenso che chiunque può leggerli e anche ripercorrere il calcolo «a mano» per controllare se il risultato visualizzato corrisponde a quello atteso. Questa trasparenza impedisce prove  di manomissione e rende inutili tentativi di corruzione del personale preposto alle  verifiche documentali e alla pubblicazione del rating. Ma non è tutto. Per scoraggiare illeciti e inadempimenti gli operatori economici nei rispettivi rapporti obbligatori possono modificare i contratti standard prevedendo la clausola  Crop news che vale oro, anzi euro, perché chi ritiene di essere vittima di illecito o di  inadempimento della controparte è già da questa irrevocabilmente autorizzato a richiedere, sin dalla prima fase del contenzioso, la pubblicazione della notizia del preteso illecito o inadempimento nella rubrica Cronache giudiziarie – Lettere al Direttore del periodico online Crop news con l’indispensabilesupporto degli atti endoprocedimentali: ad esempio la diffida, antecedente l’atto terminale delprocedimento giurisdizionale (sentenza). Ovviamente è ammesso il diritto di replica e – dettagliofondamentale previsto dall’inedita clausola contrattuale – entrambi i contraenti possono ottenere la pubblicazione da parte di Crop news delle notizie relative al contenzioso solo se prima i rispettiviatti giudiziari (anche questi da pubblicare) sono stati verificati da uno dei 412 Reputation audit manager (Ram) che operano in esclusiva nella Regione». È una rivoluzione copernicana perché oggi illeciti e inadempimenti contrattuali sono  scoraggiati solo nel settore bancario e finanziario dove il debitore inadempiente sa di venire segnalato da parte delle banche e dalle società finanziarie creditrici alle varie centrali dei rischi (Banca d’Italia,Bdcr Assilea – Associazione italiana leasing, Crif). Ciò significa che chiunque sia inadempienterispetto agli impegni contrattuali assunti sa di poter contare su una giustizia lentissima e sulla circostanza che il suo inadempimento (ad eccezione di protesti cambiari e dell’emissione di assegni a vuoto) non sarà censito e conosciuto da nessuno. Invece, con l’adozione della  predetta clausola contrattuale illeciti e inadempimenti di ogni tipo perdono finalmente l’anonimato per essere quindi conosciuti dalla moltitudine di soggetti che consultano Crop news– spendendopochi euro (gratis i soggetti svantaggiati) – per accertare la reputazione documentata  dei contraenti e determinarne il correlato grado di fiducia meritato da parte della  comunità Crop news onlus a cui tutti possono iscriversi gratuitamente. In conclusione, da oggi essere inadempiente in unqualunque rapporto obbligatorio, dopo aver sottoscritto la predetta clausola  contrattuale, significa emarginazione e paralisi delle proprie attività. Dunque, un formidabile deterrente  contro illeciti e inadempimenti di ogni tipo che potrà determinare la deflazione del contenzioso, considerato elemento frenante dello sviluppo in Italia, e l’aumento della sicurezza per tutti e per ciascuno.

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