Reggio Calabria, 11 aprile 2011 - I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un fermo nei confronti di due esponenti della cosca “Crucitti” che domina la zona Condera-Pietrastorta nel nord-est della città. I due fermati hanno rispettivamente un ruolo di capo locale e di vertice nella cosca Crucitti che gravita nell'orbita del gruppo De Stefano-Tegano. Dalle indagini è emersa l'asfissiante pressione nei confronti dei commercianti con lo scopo di acquisire il controllo delle attività economiche. In particolare, l'indagine ha rivelato la forza finanziaria della cosca, attraverso l'intermediazione del credito e l'imprenditoria edile, espressione della stessa capacità d'impresa dei due indagati,imprenditori con ruoli di vertice nella cosca mafiosa. I particolari dell'operazione, denominata “Raccordo”, saranno resi noti agli organi di informazione nel corso di una conferenza stampa che sara' tenuta presso il Comando Provinciale dei Carabinieri, nella mattinata di oggi dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Gli arrestati sono Santo Crucitti, 48 anni, imprenditore edile, considerato presunto “capo locale”, e il suo luogotenente, Salvatore Mario Chilà, 48 anni, entrambi di Reggio Calabria. Nel corso della conferenza stampa - affermano gli inquirenti - saranno chiariti gli aspetti associativi relativi al controllo economico delle attività nel settore edile e d'intermediazione finanziaria, sullo sfondo di alcuni episodi di carattere estorsivo nei confronti di noti esercizi pubblici e la volonta' della cosca di ostacolare i tentativi di esponenti della societa' civile nei loro tentativi di creare associazioni socio culturali per lo sviluppo del territorio e la presa di coscienza nella lotta alla mafia. A carico dei due fermati dell'operazione “Raccordo” della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dei carabinieri viene ipotizzato il reato di associazione mafiosa. Santo Crucitti e Mario Salvatore Chila' - si legge del provvedimento di fermo del Pm - con altre persone ancora da individuare, " avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omerta'" avrebbero conseguito alcuni importanti vantaggi. In particolare "patrimoniali dalle attivita' economiche che si svolgevano sul territorio, o attraverso la partecipazione alle stesse, ovvero con la riscossione di somme di danaro a titolo di compendioestorsivo". I fatti addebitati soprattutto a Santo Crucitti - indicato capo della locale di 'ndrangheta "Pietrastorta - Condera, partono dal 2005, considerato che per l'attivita' precedente, il presunto boss, nel febbraio dello scorso anno, era stato condannato in primo grado a sei anni di carcere sempre per reati associativi. Ad incastrarlo nuovamente sono state le recenti dichiarazioni di pentiti Lo Giudice e Moio e, ovviamente, l'attività investigativa dei carabinieri del Comando provinciale. Tra i gravi indizi che hanno portato al provvedimento di fermo - come si legge negli atti della procura - figurano quelli relativi all'acquisizione, "direttamente o indirettamente, della gestione e del controllo di attività economiche nei più svariati settori”; l 'affermazione del ”controllo egemonico sul territorio, realizzato anche attraverso accordi tra organizzazioni analoghe”. Altro scopo è quello di mettere in atto “delitti contro il patrimonio, contro la vita e l'incolumita' individuale e in materia di armi e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità”. Mario Salvatore Chila' viene indicato uomo di fiducia di Crucitti. Durante l'esecuzione dei provvedimenti di fermo sono state eseguite anche della perquisizioni domiciliari con l'acquisizione di materiale ritenuto interessante: titoli protestati, assegni comprovanti la gestione diretta nel settore dell'edilizia e dell'intermediazione. Alcuni di questi atti comproverebbero che Crucitti interveniva in aiuto di imprenditori in difficoltà, i quali, poi, non potendo onorare il debito, correvano il rischio di perdere l'attivita'.
Anche un parroco indagato per false dichiarazioni
Nell'ambito dell'indagine che ha portato all'arresto di Santo Crucitti e Salvatore Chilà risulta indagato anche don Nuccio Cannizzaro, parroco del rione Condera. Il sacerdote, che è anche cerimoniere della Diocesi di Reggio, avrebbe reso false dichiarazioni al difensore nel contesto del processo con il rito abbreviato a carico di Crucitti, conclusosi nel febbraio dello scorso anno con la condanna del presunto boss a sei anni di reclusione in quanto considerato capo del locale di 'ndrangheta del quartiere Condera. Sulla vicenda, il procuratore e capo della Dda reggina, Giuseppe Pignatone, a margine di una conferenza stampa, ha affermato che “nell'ambito del processo che è stato concluso con il rito abbreviato poco più di un anno fa, il giudice ha affermato in modo netto che le dichiarazioni rese da don Nuccio Cannizzaro ai difensori e prodotte in quel processo erano inattendibili. La procura, quindi, sta procedendo per il reato specifico di falsa informazione nella fase delle indagini difensive: sara' interrogato nei prossimi giorni, ove voglia essere interrogato naturalmente. In merito alla posizione di Santo Crucitti, lo stesso è stato condannato appena un anno fa a sei anni di reclusione con la sentenza di cui si faceva riferimento quale capo del “locale” di Pietrastorta Condera. Questa nuova indagine, che si fonda su dichiarazioni di collaboratori e su autonome investigazioni ed intercettazioni dei carabinieri, ha accertato che Crucitti ha continuato in questa sua attività, anche dopo la sentenza, quindi a partire dal 2005 fino ad oggi. Ha anche mantenuto - ha concluso Pignatone - una significativa attivita' economico-finanziaria; ha fatto minacce e ricorso di minacce alla violenza e da questo nasce il provvedimento di fermo. Ricordo che in questo contesto, non come responsabilità diretta, in quel territorio si sono verificati una serie di episodi di violenza e di attentati ai danni di Tiberio Bentivoglio che è stato anche vittima di un tentato omicidio pochi mesi fa”.
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