Domenica, 28 Giugno 2026

Tribunale_Cz_nuovo2Catanzaro, 12 maggio 2011 -  Sette medici operanti nelle province di Reggio Calabria, Cosenza, Catanzaro e Crotone, sono indagati per i reati di abuso d'ufficio, false comunicazioni all'autorità  giudiziaria, corruzione in atti giudiziari e falsa perizia aggravati. Avrebbero certificato false patologie al fine di consentire la scarcerazione di alcuni esponenti della criminalità  organizzata. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati dai Carabinieri del Ros. Le cosche di 'ndrangheta favorite sarebbero i Pelle di San Luca , i Mantella di Vibo Valentia, gli Arena di Isola Capo Rizzuto e i Forastefano della Sibaritide. Ad alcuni degli indagati è inoltre contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'operazione è scattata in esecuzione di due decreti di perquisizione emessi dalle Direzioni distrettuali antimafia presso le procure della Repubblica di Catanzaro e Reggio Calabria nell'ambito delle rispettive indagini collegate e denominate “Villa Verde” e “Reale”, entrambe condotte dai carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza. L'attenzione degli inquirenti e' stata focalizzata sull'elevato numero di scarcerazioni di detenuti mafiosi dovute a motivi di salute, che si registra da tempo in Calabria e che ha quindi determinato la necessita' di individuare i casi in cui tali benefici vengono concessi in virtù di false attestazioni sanitarie redatte da medici collusi con le cosche. Le perquisizioni vengono eseguite nelle abitazioni e neigli studi professionali dei sette medici sottoposti ad indagine, nonché in due importanti cliniche private della provincia di Cosenza. Gli elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini collegate delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro, condotte dai carabinieri, avrebbero consentito di accertare il sistematico ricorso, da parte di diversi appartenenti alla 'ndrangheta, alla simulazione, favorita dalla corruzione di medici compiacenti, di patologie inesistenti (prevalentemente di tipo psichiatrico) allo scopo di beneficiare, per motivi di salute, di scarcerazioni o, in altri casi, di ricoveri, in regime di arresti domiciliari nelle cliniche oggetto delle indagini, dove potevano godere di una serie di agevolazioni illecite. Diversi gli episodi documentati dagli inquirenti. Dagli elementi di prova acquisiti emergerebbe, in particolare, il legame esistente tra la famiglia mafiosa dei Pelle, detti "gambazza", di San Luca e due professionisti: il direttore sanitario di un presidio ospedaliero in provincia di Cosenza ed il direttore sanitario, nonche' proprietario per quote, di una delle case di cura private interessate. In particolare, nel corso delle attivita' d'indagine del Ros e della Dda di Reggio Calabria sulla famiglia Pelle, sarebbe emerso che, in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010, due dei medici indagati, uno dei quali da tempo legato ai Pelle, avevano richiesto un intervento della famiglia di S. Luca per dirimere alcune problematiche legate alle candidature all'interno del partito politico in cui uno dei medici stessi era candidato. Nello stesso contesto era inoltre emerso che, nel passato, uno dei medici in questione avrebbe compilato in favore di Giuseppe Pelle più certificazioni sanitarie falsamente attestanti condizioni di salute incompatibili con la detenzione carceraria. Nell'inchiesta emerge, inoltre, il legame tra Andrea a Mantella, indicato come esponente mafioso di rilievo del vibonese, ed alcuni medici di una delle cliniche coinvolte nelle indagini, fra i quali, in particolare, il dirigente sanitario della struttura. I medici, in questione, in occasione di prolungati ricoveri di Mantella e di altri affiliati in regime di arresti domiciliari presso la loro clinica, avrebbero sistematicamente redatto in loro favore certificazionisanitarie mendaci e messo loro a disposizione utenze telefoniche e locali della clinica, utilizzati per contattare o incontrare altri esponenti della cosca. Gli stessi medici avrebbero favorito Mantella, ottenendo a loro vantaggio la disponibilità anche di altri professionisti, esterni alla clinica, ugualmente prestatisi a redigere ulteriori consulenze compiacenti. Alcuni episodi di corruzione sarebbero stati posti in essere da familiari di Antonio e Pasquale Forastefano e da altri esponenti della loro cosca, consistiti nel richiedere ed ottenere, a fronte della consegna di somme di denaro o altre utilità, elaborati peritali favorevoli, da parte di alcuni medici, fra i quali un professionista reggino con importanti incarichi universitari ed ospedalieri, nonché da parte di alcuni medici legali che fino ad oggi avevano goduto della fiducia di diversi uffici giudiziari.  I medici in questione,, in diversi procedimenti penali avevano ricevuto da parte degli organi giudiziari competenti l'incarico di perito affinche' accertassero la compatibilità col regime carcerario delle condizioni di salute dei Forastefano. Tra i boss favoriti da uno dei medici legali indagati, figura Nicola Arena, capo storico dell'omonima cosca di Isola Capo Rizzuto. In particolare, il professionista catanzarese, nella sua veste di perito cui il Tribunale di Sorveglianza del capoluogo aveva conferito l'incarico di verificare la compatibilità col regime carcerario delle condizioni di salute del boss, avrebbe redatto un certificato che ha recentemente determinato la concessione degli arresti domiciliari in favore del detenuto. Nell'accettare l'incarico peritale, il medico aveva anche commesso il reato di abuso d'ufficio, per aver nascosto al Tribunale l'esistenza di una causa di incompatibilità per la quale avrebbe avuto l'obbligo di astenersi, in quanto egli stesso, pochi giorni prima, aveva prestato attivita' di consulenza medica legale proprio nell'interesse dello stesso Arena e proprio ai fini della sua scarcerazione.

Decisive le dichiarazioni di tre pentiti

Le indagini dei carabieniri, cordinate dalle Dda di Catanzaro e reggio calabria, che hanno portato all'emissione di 7 avvisi di garanzia a carico di altrettanti medici sospettati di aver redatto false perizie sullo stato di salute di alcuni boss, sono basate su attività di intercettazione telefonica ed ambientale e di accertamento documentale, ma anche sulle dichiarazioni rese da tre pentiti. Si tratta di persone legate alla cosca Forastefano, divenute collaboratori di giustizia nel corso del 2010. Si tratta di Lucia Bariova, ex convivente di Vincenzo Forastefano, Salvatore Lione, già reggente della cosca Forastefano e Samuele Lovato,pure legato ai Forastefano, il quale, avendo trascorso un lungo periodo di ricovero presso una delle cliniche al centro delle indagini ha potuto fornire un importante contributo. Per la Dda presso la procura della Repubblica di Catanzaro, secondo quanto si apprende, l'operazione di oggi rappresenta un approfondimento sulle collusioni della 'ndrangheta nel settore sanitario, frutto di importanti indagini condotte dal Ros Carabinieri negli ultimi anni. Tra queste, l'operazione “Ghibli” contro la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, grazie alla quale erano stati arrestati oltre 20 esponenti di vertice della cosca, recentemente tutti condannati, ed emera emersa la collusione con la 'ndrina degli Arena anche di alcuni imprenditori, di un carabiniere e di un avvocato, recentemente condannato proprio per tale motivo, e le indagini “Omnia”e “Timpone Rosso” che hanno colpito le cosche degli zingari ed i Forastefano. Nell'ambito di queste ultime due indagini,, nei mesi scorsi il Ros carabinieri aveva arrestato i latitanti Nicola Acri e Salvatore Galluzzi, catturati rispettivamente a Bologna lo scorso mese di novembre, ed a Vigevano nel febbraio di quest’anno.

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