Venerdì, 14 Agosto 2026

Acqua pubblica logoLamezia Terme, 26 maggio 2016 - Il "Decreto Madia" (Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale), se non sarà modificato durante il suo iter, cancellerà completamente gli esiti della vittoria referendaria del 2011 sulla gestione dell'acqua e dei servizi pubblici. Il testo attuale infatti è un vero manifesto liberista che punta allo stesso obiettivo del Decreto Ronchi: prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.

Prima di fine giugno, quando il decreto completerà il suo iter, sarà necessario rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori.Come prima momento di mobilitazione il Comitato Lametino Acqua Pubblica chiede al Sindaco ed al consiglio comunale l’approvazione di un ordine del giorno in sostegno alla Campagna STOP MADIA ed un consiglio comunale aperto, da convocare entro 30 giorni dall’approvazione dall’ordine del giorno, per informarla sui temi in oggetto e per decidere insieme alla comunità locale le ulteriori iniziative da intraprendere, in direzione del riconoscimento dell’autonomia di scelta degli enti locali e del riconoscimento della volontà popolare democraticamente espressa.Questo il testo dell’o.d.g. che il Comitato provvederà a depositare nei prossimi giorni al Sindaco ed al Presidente del Consiglio:

CAMPAGNA STOP MADIA
Il Consiglio comunale di Lamezia Terme
Premesso che
in data 12-13 giugno 2011, oltre 26 milioni di cittadini italiani hanno votato “SI” a due referendum inerenti i servizi pubblici locali, abrogando l’obbligo di privatizzazione per la gestione degli stessi (primo quesito) ed eliminando dalla tariffa, per quanto riguarda il servizio idrico integrato, la quota relativa all’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (secondo quesito);
con tale pronunciamento, si restituiva ai Comuni singoli e/o associati la facoltà di scegliere, nell’ambito della normativa comunitaria, che non prevede discriminazioni fra le diverse possibilità, le modalità di gestione dei servizi pubblici locali e, per quanto riguarda il servizio idrico, si delineava una gestione priva di fini di lucro;
Considerato che
l’esito referendario è stato il risultato di un grande processo di partecipazione popolare sul tema dell’acqua e dei beni comuni, che ha visto già nel 2007 la presentazione, corredata da oltre 400.000 firme, della legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”;

in data 07.05.2012 con deliberazione n°6 il consiglio comunale ha approvato la modifica dello Statuto Comunale per come proposto dal Comitato Lametino Acqua Pubblica tramite la delibera di iniziativa popolare. In particolare la modifica ha introdotto all’art. 2 il comma “e” che recita: L'acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato e non mercificabile. L'accesso all'acqua potabile è un diritto umano, universale, inalienabile. La proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale di interesse generale e finalizzato a garantire l'accesso all'acqua per tutti, il bene acqua non è mercificabile e il minimo vitale deve essere garantito a chiunque.";

Visto
lo schema di decreto legislativo di esercizio di una delle deleghe legislative di cui alla l. n. 124 del 2015 (c.d. Legge Madia) recante “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale” di prossima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri;

Rilevato che
• fra gli obiettivi di tale decreto viene indicata “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” (Analisi di Impatto della Regolamentazione sez.1, paragrafo B, allegata al testo di legge);
• viene indicata come obbligatoria la gestione attraverso società per azioni dei “servizi pubblici locali di interesse generale a rete” (art. 7, comma 1);
• vengono poste fortissime limitazioni anche all’utilizzo della gestione attraverso società per azioni a totale capitale pubblico (art. 7, commi 3-6);
• viene reintrodotta nella tariffa la quota relativa all’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario del giungo 2011;

Considerato che
• i principi introdotti dal “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale” sono in diretto contrasto con quanto affermato nel pronunciamento referendario del giugno 2011;
• i medesimi principi limitano la normativa comunitaria in materia che non prevede discriminazioni fra gestioni dirette, attraverso enti di diritto pubblico, e gestioni attraverso S.p.A. dei servizi pubblici locali;
• i medesimi principi sono in diretto contrasto con l’art. 19 della Legge Delega n. 124/2015, che al comma 1, lettera c) così recita: “individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale (..) tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011”;

Assunto inoltre che
il “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale” rappresenta una compressione dell’autonomia degli enti locali nelle scelte relative alla gestione di servizi fondamentali per la cittadinanza come i servizi pubblici locali;

Delibera
a) di chiedere al Sindaco di farsi interprete verso tutte le sedi opportune (ANCI, Regione, Governo) della richiesta di ritiro del “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale”, così come formulato;
b) di chiedere al Sindaco di farsi interprete verso tutte le sedi opportune (ANCI, Regione, Governo) della richiesta dell’apertura di una discussione ampia sul ruolo degli enti locali nell’erogazione e gestione dei servizi pubblici locali, a partire dalla ridiscussione del patto di stabilità interno e del pareggio di bilancio, nonché della necessità di applicazione di quanto stabilito in merito dall’esito del referendum popolare del giugno 2011;
c) di convocare, entro 30 giorni dall’approvazione del presente ordine del giorno, un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza, per informarla sui temi in oggetto e per decidere insieme alla comunità locale le ulteriori iniziative da intraprendere, in direzione del riconoscimento dell’autonomia di scelta degli enti locali e del riconoscimento della volontà popolare democraticamente espressa.

 

Comitato lametino Acqua pubblica

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